Le tracce web di un amore finito: "Farle sparire per non soffrire"
Più si è connessi, più si è a rischio. Il problema di "disinstallare" dal mondo digitale una passione che non c'è più. Le storie, le testimonianze di chi ci è passato, i trucchi
di Riccardo Staglianò
Disinstallare un amore è un lavoro da specialisti. Una volta era più facile. Si svuotavano i cassetti dalle canottiere di lei o dei calzini di lui, poi la penosa divisione di libri e cd e giù in strada a svitare la targhetta del campanello. Da lì iniziava quella che gli psicologi chiamano "elaborazione del lutto" e che gli esseri umani, meno burocraticamente, conoscono come la traversata del deserto. Lunga un mese, un anno, a volte molto di più.
Oggi la bonifica materiale, fisica, dei ricordi è solo l'inizio, la parte più facile. Gli oggetti che possono innescare lo struggimento si individuano e si fanno fuori alla svelta. Li metti in uno scatolone, li restituisci o li affidi alle acque. Non così per le cose immateriali, email, foto e tutto l'infinito campionario di tracce digitali di cui è disseminata una relazione. Il cui numero è direttamente proporzionale a quanto ci si è "toccati", e quanto in profondità. Impronte che, sulla scena del crimine - la rottura - non si vedono a occhio nudo. Ma che tornano in superficie in modo carsico, con il tempo, quando meno te l'aspetti. Magari proprio quando l'istinto di sopravvivenza aveva appena ricominciato a fare il suo mestiere, sbiadendo i ricordi. (...) E invece basta che, da una cartella inoffensivamente chiamata "varie" esca fuori quell'istantanea scattata con il cellulare di voi sorridenti in vacanza per riaprire una falla, allagare l'anima, condannarvi a tornare sulla scialuppa di salvataggio. Per questo servirebbero degli specialisti. Una Scientifica del cuore che scovi subito anche le tracce invisibili. E una squadra di artificieri che, una volta rinvenuto il frammento esplosivo (la lettera in cui ti giurava amore eterno, il biglietto elettronico di quel finesettimana a Parigi), sia in grado di disinnescarlo prima di saltarci in aria.
È una nuova pandemia sentimentale. Riguarda marginalmente i quarantenni, investe i trentenni, è "il" problema dei giovani Werther ventenni. Più sei connesso, più la tua vita passa attraverso la rete, più sei a rischio. Di seguito, grazie a testimonianze anonime di chi c'è passato, cerchiamo di ricostruire una piccola fenomenologia dell'amore (finito) al tempo di internet. Nomi e qualifiche sono inventati, mischiati, comunque resi irriconoscibili. I fatti sono invece tutti rigorosamente reali.
Per cominciare ci sono le email. (...)
Se non bastassero i messaggi spediti, c'è anche la minaccia di quelli che si potrebbero spedire. O le comunicazioni che si potrebbero iniziare. Prendete Skype (...) Lo stesso capita con la messaggistica. La lista dei contatti appare sempre con lo stato accanto. (...)
Un'immagine, si dice, vale più di mille parole. A volte fa anche altrettanto male. La brutta notizia è che siamo circondati. Armati di telefonini multimediali, ognuno è un fotografo che non risparmia un clic. Le nostre esistenze adulte sono documentate come prima solo gli esordi di un neonato. Un'iconografia parossistica che, se le cose vanno storte, vi perseguiterà. (...)
Lo stesso, ormai, vale per i video. (...)
La vera arma di distruzione di massa della privacy è però Facebook. Nonché, ovviamente, sogno incoffessabile per gli inconsolabili o gli stalker cibernetici. (...)
Ammesso che siate riusciti nell'impegnativissimo disboscamento della selva digitale del vostro computer o smartphone, aspettate a dirvi in salvo. Avete fatto tanto, chapeau. Dato prova di forza d'animo, l'analista sarà orgoglioso di voi. Ma le trappole, come gli esami, non finiscono mai. (...) I computer disconoscono il diritto all'oblio. Non per cattiveria, sono stati pensati così. Ma la memoria totale, come spiegava Jorge Luis Borges nel celebre racconto su Ireneo Funes, può essere la più feroce delle condanne. Se ricordi veramente tutto del passato, nessun dettaglio escluso, rischi che questa zavorra diventi insopportabile e non ti faccia concludere niente del presente. Tanto più vero per quanto riguarda i sentimenti. (...)
Più si è connessi, più si è a rischio. Il problema di "disinstallare" dal mondo digitale una passione che non c'è più. Le storie, le testimonianze di chi ci è passato, i trucchi
di Riccardo Staglianò
Disinstallare un amore è un lavoro da specialisti. Una volta era più facile. Si svuotavano i cassetti dalle canottiere di lei o dei calzini di lui, poi la penosa divisione di libri e cd e giù in strada a svitare la targhetta del campanello. Da lì iniziava quella che gli psicologi chiamano "elaborazione del lutto" e che gli esseri umani, meno burocraticamente, conoscono come la traversata del deserto. Lunga un mese, un anno, a volte molto di più.
Oggi la bonifica materiale, fisica, dei ricordi è solo l'inizio, la parte più facile. Gli oggetti che possono innescare lo struggimento si individuano e si fanno fuori alla svelta. Li metti in uno scatolone, li restituisci o li affidi alle acque. Non così per le cose immateriali, email, foto e tutto l'infinito campionario di tracce digitali di cui è disseminata una relazione. Il cui numero è direttamente proporzionale a quanto ci si è "toccati", e quanto in profondità. Impronte che, sulla scena del crimine - la rottura - non si vedono a occhio nudo. Ma che tornano in superficie in modo carsico, con il tempo, quando meno te l'aspetti. Magari proprio quando l'istinto di sopravvivenza aveva appena ricominciato a fare il suo mestiere, sbiadendo i ricordi. (...) E invece basta che, da una cartella inoffensivamente chiamata "varie" esca fuori quell'istantanea scattata con il cellulare di voi sorridenti in vacanza per riaprire una falla, allagare l'anima, condannarvi a tornare sulla scialuppa di salvataggio. Per questo servirebbero degli specialisti. Una Scientifica del cuore che scovi subito anche le tracce invisibili. E una squadra di artificieri che, una volta rinvenuto il frammento esplosivo (la lettera in cui ti giurava amore eterno, il biglietto elettronico di quel finesettimana a Parigi), sia in grado di disinnescarlo prima di saltarci in aria.
È una nuova pandemia sentimentale. Riguarda marginalmente i quarantenni, investe i trentenni, è "il" problema dei giovani Werther ventenni. Più sei connesso, più la tua vita passa attraverso la rete, più sei a rischio. Di seguito, grazie a testimonianze anonime di chi c'è passato, cerchiamo di ricostruire una piccola fenomenologia dell'amore (finito) al tempo di internet. Nomi e qualifiche sono inventati, mischiati, comunque resi irriconoscibili. I fatti sono invece tutti rigorosamente reali.
Per cominciare ci sono le email. (...)
Se non bastassero i messaggi spediti, c'è anche la minaccia di quelli che si potrebbero spedire. O le comunicazioni che si potrebbero iniziare. Prendete Skype (...) Lo stesso capita con la messaggistica. La lista dei contatti appare sempre con lo stato accanto. (...)
Un'immagine, si dice, vale più di mille parole. A volte fa anche altrettanto male. La brutta notizia è che siamo circondati. Armati di telefonini multimediali, ognuno è un fotografo che non risparmia un clic. Le nostre esistenze adulte sono documentate come prima solo gli esordi di un neonato. Un'iconografia parossistica che, se le cose vanno storte, vi perseguiterà. (...)
Lo stesso, ormai, vale per i video. (...)
La vera arma di distruzione di massa della privacy è però Facebook. Nonché, ovviamente, sogno incoffessabile per gli inconsolabili o gli stalker cibernetici. (...)
Ammesso che siate riusciti nell'impegnativissimo disboscamento della selva digitale del vostro computer o smartphone, aspettate a dirvi in salvo. Avete fatto tanto, chapeau. Dato prova di forza d'animo, l'analista sarà orgoglioso di voi. Ma le trappole, come gli esami, non finiscono mai. (...) I computer disconoscono il diritto all'oblio. Non per cattiveria, sono stati pensati così. Ma la memoria totale, come spiegava Jorge Luis Borges nel celebre racconto su Ireneo Funes, può essere la più feroce delle condanne. Se ricordi veramente tutto del passato, nessun dettaglio escluso, rischi che questa zavorra diventi insopportabile e non ti faccia concludere niente del presente. Tanto più vero per quanto riguarda i sentimenti. (...)