Il giardiniere portò tre alberelli nel giardino del re. Fece tre piccole buche nella terra, piantò gli alberelli e disse loro: «Vi ho messo proprio accanto al viale dove il re passeggia ogni giorno. Cercate di venire su bene!». I tre alberelli erano molto compresi dell'alto compito che era stato loro affidato. «Certamente il re ama i fiori», disse fra sé il primo alberello. Perciò la prima volta che venne maggio si rivestì di una magnifica corona di fiori. Durante la rituale passeggiata il re lo notò immediatamente e ogni giorno si sedeva accanto all'alberello fiorito. Ma il mese di maggio passò presto, e i petali dei fiori caddero sfogliandosi per terra. L'alberello era talmente esaurito per lo sforzo di fiorire che cominciò a seccarsi. Il secondo alberello fu più prudente. Si coprì di fiori solo il secondo anno e neanche tanto numerosi. Ma nell'autunno portava appese venti belle mele rosse. Erano deliziose e il re ne fu così compiaciuto che le raccolse personalmente su un piatto d'oro e le portò al castello per farle assaggiare alla regina. Tutti si meravigliarono: un alberello così giovane e già così carico di frutti! Ma anche il secondo alberello aveva fatto un tale sforzo che cominciò a seccarsi. Il terzo alberello intanto cresceva senza che nessuno gli prestasse attenzione. Passò un anno, poi due, ma neanche il terzo anno l'alberello mise fiori né portò frutti. Ma zitto zitto lavorava instancabilmente sotto terra. Metteva tutta la sua energia nelle radici. E lentamente lentamente le radici penetravano nella profondità finché non raggiunsero una vena d'acqua pura. Solo allora l'alberello si concesse una breve pausa e sorrise soddisfatto. L'anno prossimo sì, si sarebbe finalmente coperto di fiori! Nell'autunno i giardinieri del re dovettero sostenere i suoi rami perché non si spezzassero sotto il peso dei frutti vermigli e succosi. E cosi fu per tutti gli anni seguenti. Il re cominciò ad amare questo albero. Ogni volta, durante la sua passeggiata, si fermava lì vicino e lo mostrava agli ospiti: «Ecco un albero con delle radici forti e sane!».

T. Spidlik, Il professor Ulipispirus ed altre storie