"Papi santi perché hanno meno potere temporale"

Il prefetto della congregazione delle Cause dei santi, mons. Angelo Amato sostiene che a giustificare la canonizzazione di tanti papi contemporanei è la contestuale «perdita del potere terreno» della Santa Sede

di Giacomo Galeazzi

La beatificazione di Wojtyla, ormai più che probabile, ha sollevato interrogativi tra chi, pur apprezzando la figura di Giovanni Paolo II, non capisce la necessità di far ascendere agli onori degli altari chi - come un romano pontefice - già è noto ai fedeli e lo sarà ai posteri. A queste domande sembra rispondere il prefetto della congregazione delle Cause dei santi, mons. Angelo Amato, in un discorso di ordine generale nel quale sostiene che a giustificare la canonizzazione di tanti papi contemporanei è la contestuale «perdita del potere terreno» della Santa Sede. «A partire dalla canonizzazione di san Pio X, nel 1954, si nota un ritorno a una forte concentrazione di santità papale, con la beatificazione di Pio IX e di Giovanni XXIII, nell'anno duemila, e con l'introduzione delle cause di Pio VII Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, il cui processo è stato iniziato a meno di due mesi dalla morte (2 aprile 2005)», rileva il presule in un recente discorso alla presso la Biblioteca Casanatense pubblicato dall«Osservatore Romano». Cosa dire di questa straordinaria serie di Papi esemplari? Si può avanzare un'ipotesi di lavoro. La perdita del potere terreno - scrive mons. Amato - ha svincolato i Papi da preoccupazioni eccessivamente temporali, per proiettarli verso la loro missione spirituale. Come nei primi secoli, anche il Novecento e il primo decennio del Duemila hanno posto alla Chiesa - sia con la crisi interna del modernismo, sia, soprattutto, con la devastante persecuzione del nazionalsocialismo e del comunismo - la sfida di una cultura atea, indifferente, relativista e sostanzialmente aliena al Vangelo di Cristo«. Proprio quella - ma Amato non lo dice - che Papa Wojtyla ha contestato con veemenza.