L'abilità umana aumenta con lo sviluppo demografico

«Più siamo» più abili diventiamo

Le nostre capacità e il nostro sviluppo culturale non sarebbero state possibili senza aumento della popolazione

È quando si è in gruppo con gli amici che nascono le idee più originali. Ma qualsiasi idea, per quanto brillante, se non viene acquisita da altri e trasmessa, andrà persa, risultando inutile. L'intelligenza di un uomo da solo, quindi, non può influenzare l'evoluzione della civiltà umana. Per la prima volta questi concetti sono stati dimostrati scientificamente sulla base dello sviluppo demografico dell'umanità, delle sue capacità e della sua cultura, a partire dalla comparsa dell'Homo sapiens in diverse regioni della Terra.

L'uomo moderno, caratterizzato da un encefalo più sviluppato, è apparso tra i 160 mila e i 200 mila anni fa. Ma i primi reperti di creazioni artistiche e manufatti di semplice tecnologia, come trappole e strumenti di caccia, risalgono a soli 90 mila anni fa. Il cervello più grande quindi non sembra fosse sufficiente a produrre innovazioni significative. Le idee, le tecniche e i comportamenti moderni sono arrivati solo molto più tardi, circa 100 mila anni dopo la comparsa del primo sapiens, in seguito al notevole incremento della popolazione umana.

L'idea che la crescita demografica sia collegata allo sviluppo dello stile di vita è intuitiva. Per la prima volta però, lo studio degli scienziati dello UCL - University College London, pubblicato sulla rivista Science, ha utilizzato una simulazione computerizzata per combinare le informazioni note sullo sviluppo di diversi gruppi umani, includendo dati derivati da studi genetici e ritrovamenti archeologici. Il modello ha rivelato come in corrispondenza di una certa densità di popolazione e un certo grado di migrazione tra sottogruppi siano state ritrovate testimonianze di numerose idee e abilità complesse, segnali di quello che gli scienziati definiscono «comportamento umano moderno» e che rende la nostra specie unica. Infatti è in queste circostanze, in cui viene favorito lo scambio tra esseri umani, che aumenta la probabilità che le nuove tecniche non vadano perse.

Nel tempo, seguendo le oscillazioni demografiche legate ad esempio ai cambiamenti climatici, i segni della civiltà moderna sono andati scomparendo e riapparendo in diverse epoche e regioni. (...) In precedenza queste esplosioni culturali a intermittenza, continua Shennan, erano state spiegate con ipotetiche mutazioni genetiche, che avrebbero portato allo sviluppo cerebrale e del linguaggio, e con la necessità di adattarsi a nuovi fattori ambientali. (...)