«Io non sono contento né di quello che faccio né di quello che vedo fare nel mondo. Vorrei mutarmi e mutare. Se mi ci provo, se mi metto contro per una ragione non d'interesse, ma di coscienza, quasi tutti mi giudicano un pazzo e mi suggeriscono di scavarmi una trincea per ripararmi dal fuoco divoratore dell'egoismo altrui...e che il mondo si perda! (...)

La mia Comunione di stamane è il Cristo operante contro il mio tentativo di fuga di fronte al male travolgente. Un mistero di bene contrapposto al mistero del male: un mistero attivo, operante senza stanchezza, senza sfiducia, senza tornaconto, senza un voltarsi indietro per vedere se qualche cosa cresce, se qualcuno ci segue! (...)

E com'è fermento di bene, è pure ravvivamento e restaurazione di ogni ideale. Qualche cosa ogni giorno s'oscura nella chiarezza della mia visione spirituale: l'esperienza mi consuma e mi brucia la freschezza degli inizi. Si invecchia precipitosamente, e nessun specifico vale a fermarci sulla china di una decadenza che è dello spirito come del corpo.

Il mistero di oggi e di tutti i giorni è la novità di oggi e d'ogni giorno; un riaffacciarsi dell'effimero sull'eterno, del mortale nell'immortale, la primavera divina sull'inverno del tempo; la presenza dello Spirito che ricrea ogni cosa restituendola alle ingenue proporzioni del pensiero divino.

Dio nelle sue creature, l'ideale sempre vivo nella nostra impotenza quotidiana, è il dono di una giornata che si chiude con le tenebre del Getsemani, vinte dalla luce inconfondibile del pane appena spezzato sopra una tavola divenuta l'altare di tutti gli olocausti e di tutte le ascensioni, sotto lo sguardo stupito degli apostoli che, senza capire, si son trovati impegnati nella più grande battaglia del bene che conosca la storia.


Primo Mazzolari, Dietro la croce, 25