Mi pare che la ricercatrice pecchi un po' di ingenuità, specie riguardo l'uso delle droghe (non leggere!) nei gruppi.


I giovani della movida, tra amicizia e divertimento

Vivono la notte metropolitana tra bisogno di sicurezza e vita di gruppo: identikit di un fenomeno

Amicizia, libertà e divertimento: sono i tre elementi fondamentali per i giovani di Milano e provincia. Che prediligono l'happy hour, ritrovarsi nei bar e nelle birrerie, scorazzare sulle strade e nelle piazze. È insomma la movida meneghina, che puntualmente torna sulle pagine dei giornali quando si scontra con le esigenze dei cittadini di riposare.

Eppure qualcosa va fatto per conciliare le due città. Come garantire la sicurezza, particolarmente avvertita tra i giovani che vivono la notte metropolitana. Così delinea l'identikit dei ragazzi milanesi oggi Cristina Pasqualini, ricercatrice in sociologia presso la facoltà di Scienze politiche della Cattolica di Milano e curatrice di un capitolo sui giovani che sarà pubblicato nel prossimo Rapporto sulla città dell'Ambrosianeum. Ecco alcune anticipazioni dei dati.

Qual è il profilo sociologico dei giovani?

Dalle ultime indagini sociologiche emerge che per i giovani dai 15 ai 29 anni, l'amicizia resta il valore più importante: lo è per il 91%. Come il divertimento (76%) e la libertà (94%). Quindi amicizia, libertà e divertimento sono gli ingredienti a cui i giovani non possono rinunciare, che connotano le relazioni tra pari. I giovani sono radicati nel territorio e possono frequentare più gruppi di amici (43%), mentre il 32% ha solo un gruppo e il 25% ha amici che vede separatamente. La multiappartenenza è il fenomeno nuovo degli ultimi anni.

Quindi non c'è più una chiusura in gruppetti ristretti...

Assolutamente: c'è il gruppo del bar, della palestra, dell'oratorio, della scuola, del quartiere, che spesso si frequentano in parallelo o alcune volte si mescolano. Su questo fenomeno ci sono variabili che incidono in maniera molto significativa. La prima è l'età: i giovani più sono piccoli, quindi gli adolescenti, più gruppi seguono. E soprattutto hanno più tempo per frequentare gli amici. Naturalmente crescendo di età, nella piena giovinezza, per motivi lavorativi o carichi familiari, si tende a diminuire il tempo di frequentazione delle amicizie, perché ci sono altri impegni.

La seconda variabile?

È il genere. In Italia, ma soprattutto a Milano e provincia, le femmine sono un po' più discriminate nel divertimento e nelle amicizie rispetto ai maschi. È una questione culturale, loro hanno minori gradi di libertà rispetto ai coetanei: possono uscire meno frequentemente la sera, devono rientrare prima a casa, quindi hanno meno occasioni di creare gruppi amicali e di frequentare persone. Però ci sono eventi che sono a loro più congeniali: per esempio l'happy hour è un momento di socializzazione giovanile particolarmente indicato soprattutto per le femmine, perché è un appuntamento preserale al quale anche le adolescenti possono partecipare. I maschi sono più liberi, quindi frequentano più giri di compagnie e hanno una maggiore mobilità sul territorio.

Esiste però un problema di sicurezza...

Infatti, divertirsi a Milano e in provincia vuol dire fare i conti anche con la sicurezza. Il 30% dei giovani si sente per niente o poco sicuro (valore piuttosto alto), il 48% abbastanza sicuro e un 22% molto sicuro.

Quali rischi percepiscono i giovani?

Per il 12% le aggressioni sessuali, più che altro le ragazze; il 29% il rischio di aggressioni come scippi e rapine; il 39% lo spaccio di droga; il 57% atti vandalici.

C'è una diffusione capillare di droga. Quanto coinvolge i giovani?

Guardi, sostengo questa tesi condivisa anche da altri sociologi italiani: la droga pesante è sicuramente molto diffusa tra i giovani, soprattutto in alcuni luoghi come le discoteche. Ma va anche detto che il gruppo amicale solitamente preserva le persone che ne fanno parte rispetto all'uso di droghe pesanti. Si è visto da alcune ricerche che, se i membri di un gruppo iniziano a fare uso di queste sostanze, vengono allontanate. Certo se il gruppo funziona, se c'è comunicazione, frequentazione, condivisione, voglia di stare insieme. Questo non vuol dire che non se ne fa sporadicamente uso, ma non diventa un abuso. Il gruppo protegge anche le ragazze da violenze, oppure da fenomeni di bullismo. È un fattore di protezione importante, ma quando funziona ed è virtuoso. Se invece si trasforma in un gruppo malato, allora diventa una baby-gang e una cattiva compagnia.

Come la città si rapporta con i giovani, sia per il divertimento, sia per altre esigenze? È pensata anche per loro o no?

Il 50% dei residenti a Milano trova qui comunque un luogo di divertimento confacente alle proprie aspettative, mentre il 77% di chi abita in provincia non lo trova vicino a casa. Da diversi anni Milano è stata definita metropoli dei city users, città delle persone che l'attraversano, la usano, vi lavorano, studiano e poi alla sera se ne tornano a casa propria. In realtà Milano sta offrendo molto ai giovani, dal punto di vista formativo e occupazionale. I modelli della donna “tacchi alti e tailleur” e dell'uomo “giacca, cravatta, scooter e borsa da lavoro” sono miti, rappresentazioni forti che i giovani amano ancora, che in qualche modo perseguono. Poi Milano resta sicuramente il luogo del divertimento: nel 50% in bar, pub e birrerie, l'happy hour è il momento di socializzazione per eccellenza. Poi vanno nei luoghi all'aperto (strade, piazze, parchi) per il 48%, frequentano il cinema, vanno poco in discoteca (solo il 14%, anche perché costa). I luoghi pochissimo frequentati sono l'oratorio (11%), come sale gioco e centri commerciali; circoli e centri sociali (6%).

Come conciliare le loro esigenze con quelle di chi vuole riposare in tranquillità?

Sono problemi che esistono da sempre. Credo però che ci sia un livello di intolleranza più alto negli ultimi anni. Dovremo forse pensare a spazi adeguati per i giovani. Non vuol dire ghettizzarli, perché è importante che si integrino nel tessuto normale della società. Però pensare luoghi ad hoc può essere vantaggioso per loro stessi: avere spazi per potere ballare, cantare, suonare, dipingere. È questo che manca. Così potremmo migliorare la coabitazione, rispettando le esigenze di tutti.