I bambini e il gioco dello spacciatore

L'illusione della droga «buona» che inquina i sogni dei figli

(..) Il gioco infantile non è più tale quando diventa piatta imitazione, riproduzione accu­rata nei dettagli di ciò che si vede, anzi si subisce, nella realtà quotidiana in casa o nel proprio quartiere. Bambini che interpretano papà e mamma che litigano, si insultano, si picchiano non stanno giocando. Bambini che confezionano finte dosi di cocaina non stanno giocando. Piccoli avviati al peggiore degli apprendistati che prevede una precoce uscita dall'infanzia e un altrettanto prematuro ingresso in una infinita adolescenza. Il tutto, a proposito di cocaina, in un periodo in cui è ancora diffusa la ingiustificata illusione che questa droga sia, per così dire, diversa dalle altre. Da droga dei ricchi, come la si riteneva un tempo, è diventata sostanza sempre più facilmente disponibile per quasi tutte le borse. I numeri sono allarmanti ma ancora più allarmante è la percezione di minore pericolosità di questa droga, quasi una supina accettazione della sua normalità. Se la usano in tanti, qualcuno può pensa­re, vuol dire che non è altro che un efficace «aiutino» a supe­rare le difficoltà della vita. Non ci si può meravigliare se, in questa diffusa ignoranza sui gravissimi danni dell'uso di cocaina, prosperino Paesi produttori, intermediari e spacciatori, per non parlare di quei poveri bambini che confezionano finte dosi imitando ciò che vedono in casa o nel quartiere e ai quali non si può chiedere che si rendano conto di cosa stanno imparando da chi, per denaro, è pronto a togliere loro anche l'infanzia.