Se un mezzo di comunicazione ha bisogno di tornare più volte sull'argomento per farsi capire dai suoi affezionati lettori, mi sa che non si è espresso molto bene. E visto che non siamo in pochi a non aver trovato sul quotidiano quanto era lecito aspettarsi (e che anche il direttore conferma)... non sottolineando abbastanza che oltre a trattare l'argomento, bisogna anche vedere come lo si è trattato!) credo che qualcosa di vero nelle nostre critiche ci sia. Se - alla luce di quanto scrive il direttore - quella era la volontà di Avvenire, ne sono contento. Ma la ricostruzione non mi pare completa. Comunque spero serva per essere più espliciti da oggi in avanti. E circa lo "spirito comunitario", non possiamo dimenticare ben altro stile da crociata (senza gioco di parole) su altre questioni. Non mi convince, direttore.
don Chisciotte
Niente «silenzi di convenienza», parole appropriate
Caro Direttore,
è da un po' di giorni che sento tanta amarezza nel mio animo, amarezza che a volte sfocia in rabbia. Sono un sacerdote e vostro abbonato da tanti anni, ma da sempre compero quotidianamente il giornale Avvenire. Vi ringrazio di tutto quello che fate perché si combatta e non ci si adatti alla cultura corrente, di massa, di profondo egoismo e di banalità sconcertante che si estende e domina cuori e menti di tanti giovani. Vi ringrazio delle vostre battaglie su tantissimi temi. Ma sono deluso dal vostro atteggiamento circa quello che da settimane riempie alcuni giornali: la vita privata del presidente del Consiglio. Quale spazzatura, quale disgusto, quale miseria. Aveva ragione la moglie dicendo «Aiutatelo, è ammalato». E lui ora non nega lo squallore, ma lo indica come performance, come capacità, come virtù