«Sento di poter osare, di dover osare, prima ancora di sapere se vi riuscirò. Non è giusto che m'impoverisca, tagliandomi fuori dalla realtà col pretesto di star meglio. Non son quaggiù per star bene, ma per crescere e divenire uomo. E se altri, con la scusa di darmi agi e tranquillità, mi rinchiude nella stretta prigione dei sensi e m'impedisce di pensare che c'è spazio oltre il mio passo breve, orizzonti oltre il mio sguardo, che la vita continua anche quando qualche cosa di mio si dissolve, che ci sto a fare quaggiù così addomesticato, anche se l'addomesticamento mi viene lautamente pagato? Che povera moneta di cambio! Ora, nella nostra religione (e questo mi par di capirlo proprio oggi, festa del Pane) oltre la dottrina, c'è qualcosa di afferrabile e di ineffabilmente sensibile che ci salva dalla tentazione di chiuderci nel materiale, con la scusa che, limitandoci, si conosce e si domina meglio la natura. L'eucaristia è il momento più efficace di questa educazione salutare dell'uomo, nei riguardi del mistero che ci circonda e ci preme. (...) Io non sono contento né di quello che faccio né di quello che vedo fare nel mondo. Vorrei mutarmi e mutare. Se mi ci provo, se mi metto contro per una ragione non d'interesse, ma di coscienza, quasi tutti mi giudicano un pazzo e mi suggeriscono di scavarmi una trincea per ripararmi dal fuoco divoratore dell'egoismo altrui».
Primo Mazzolari, Dietro la croce, 24-25