«È significativo che nell'ebraico biblico le parole che designano le varie parti del corpo abbiano un primo significato letterale, cui se ne accompagna un secondo, latente, di carattere etico e spirituale. 'Ezem, "osso", è espresso attraverso una radice che indica anche "ciò che è proprio", "personale", e designa dunque l'autonomia del singolo, la sua indipendenza; rechem, "utero", indica anche la misericordia, la capacità di con-soffrire e di accogliere in sé la vita e la sofferenza di un altro; pè, "bocca", è utilizzato anche per designare il "comandamento", a dire che la bocca dell'uomo deve essere ispirata dalla parola di Dio. Insomma, secondo la visione biblica il corpo è il luogo di culto e di preghiera, il luogo in cui si vive appieno la relazione con Dio. Se l'ebreo prega dondolando il corpo, è per esprimere la sua partecipazione totale alla lode divina: "tutte le mie ossa fremono" (Sal 6,3). D'altra parte, è a questa stessa realtà che Paolo allude quando, rivolgendosi ai cristiani di Corinto, dice loro: "Non sapete che siete tempio di Dio?" (1Cor 3,16) e: "Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito santo?" (1Cor 6,19). Il corpo è un tabernacolo e ogni mattina l'ebreo, alzandosi, inizia le sue preghiere ringraziando Dio per il suo corpo, per la salute, per la buona disposizione degli orifizi del suo corpo4 e solo dopo rende grazie per l'anima che il Signore ha insufflato in lui e confessa la sua fede nel Dio che risuscita i corpi. Così ogni mattino viene ripetuto ritualmente il processo della creazione in Genesi: prima viene costituito il corpo (ecco dunque la benedizione per il corpo), quindi viene insufflato nel corpo il soffio di vita (ecco il ringraziamento per l'anima)».
Luciano Manicardi, Il corpo, 32-33