La generazione indecisa
Chat, sms e social network: le relazioni “leggere” dei giovani ipertecnologici
di Francesco Rigatelli
Un ragazzo mi ha lasciato un messaggio in ufficio, allora io l'ho chiamato a casa, e poi lui mi ha scritto sul Blackberry, e allora io gli ho mandato un sms, e lui mi ha risposto all'email privata. Così, ho completamente perso il filo! Ho nostalgia dei tempi in cui avevamo un numero di telefono e una segreteria telefonica, e quella segreteria aveva una cassetta, e quella cassetta o conteneva un messaggio del tizio che ti piaceva o non lo conteneva, mentre adesso devi passare il tempo a correre da un portale Internet all'altro solo per potere essere rifiutata da un potenziale partner attraverso sette diverse tecnologie. È sfibrante!». (...) Perché è vero che il web favorisce ormai un matrimonio su cinque, ma social network e messenger istantanei rischiano di rimanere l'unico sfogo per i desideri, sentimentali come politici, delle nuove generazioni. «L'aver perso peso nella società ha reso i giovani sempre più attratti da Internet», spiega Davide Bennato, docente a La Sapienza di Roma. La conseguenza è che «i ragazzi - come ha scritto Enrico Marchetto, docente allo Iulm di Milano - non conoscono le pause (se non hanno qualcosa da fare se lo trovano); non sanno cosa significhi stare in coda (abituati all'acquisto veloce su Internet); non stanno mai soli (spegnere pc e telefonino è un'opzione ormai inconcepibile)». Avrebbe insomma ragione John Naish, che nel suo libro «Basta!», riferendosi alla crisi economica ma anche sociale sintetizza: «L'eccesso è la causa di ogni male, perché pur avendo tutto continuiamo a volere di più». E pure uno dei blogger italiani più famosi, Massimo Mantellini, ha dichiarato che «passare di continuo da uno stimolo all'altro innesca una sorta di schizofrenia: dopo pochi minuti di concentrazione su una cosa, si avverte il bisogno di fare altro. Occorre trovare un equilibrio, e vale anche per me: ero un appassionato di saggi, oggi fatico a leggere testi lunghi e impegnativi». E se questa tendenza al disimpegno valesse anche per i rapporti sentimentali? Secondo Mirta Martinato, che studia cinese vicino a Shanghai e grazie a Skype parla a costo zero con mamma e tramite Facebook si aggiorna sulle vicissitudini di centinaia di amici lasciati a Milano, «i mezzi tecnologici, anche se superficialmente, rispondono alla voglia di conoscere tutti e in fretta, però generalmente posticipano gli incontri reali, perché travolti dai grandi numeri si rimanda sempre». Del resto anche il sociologo Zygmunt Bauman sostiene che «il consumo sta consumando noi e la sostanza del nostro desiderio».
Il troppo storpia
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