«Signore, nel realizzare il tuo disegno eterno, mi hai chiamato all'esistenza in quel contesto di dati che sono la mia storia.

Perché così e non in altro modo? Ti sei forse sbagliato? No.

Tu non mi hai creato per sbaglio, né per distrazione, né per contrattempo. Al momento giusto, all'ora tua, secondo il tuo disegno e la tua volontà, secondo la tua scelta, tu mi hai formato.

Sono fatto bene per essere santo.

Se dicessi di no mi parrebbe di mancarti di riguardo, di dire che neppure a te riescono le cose come le vuoi, che anche a te capitano gli infortuni.

Signore, sono fatto bene per te.

Alle volte - perdonami se te lo dico - mi trovo fatto un po' meno bene per me.

Ma confesso, sia pure con un po' di fatica, che è più importante essere fatto bene per te che per me.

I miei limiti non devono essere motivo di cruccio per la mia superbia, né motivo di malumore quando gli altri li vedono.

Signore, ti benedico e ti ringrazio che mi hai fatto come mi hai fatto.

Gli altri possono dire quello che vogliono. Io ho solo da dirti: grazie.

Ho solo da benedirti, ho solo da sentire una riconoscenza eterna perché mi hai fatto come mi hai fatto.

E quando gli altri trovano che sono uno sgorbio, più che una cosa buona, io, Signore, credo a te.

Alle volte mi prende la voglia di vedere come te la caverai con questa povera creatura che io sono.

E penso che la vita eterna sarà beata anche per questo: perché là capirò quello che adesso non capisco e mi spiegherò ciò che adesso è un mistero».


card. Ballestrero