5/11/2009

Obama o non m'ama?

di Massimo Gramellini

A un anno esatto dal plebiscito che lo issò al potere, la prima tranvata elettorale di Obama (ha perso in due Stati su due) rivela uno dei mali oscuri della nostra democrazia. La psicologia immatura degli elettori. I quali si accostano alla politica con lo stesso atteggiamento emotivo con cui, secondo me sbagliando anche lì, vanno incontro all'amore. Obama è stata una cotta. E, come nelle cotte, i suoi morosi hanno costruito un personaggio immaginario e lo hanno riempito di tutto ciò che volevano vedere. Era bello, era nero, era nuovo e le sue parole massaggiavano i cuori. Ci siamo innamorati di lui come ci si innamora di una ragazza conosciuta a una festa: intensamente, ma in superficie. Infatti è bastato che si rivelasse per quel che è, un uomo politico e non un mago, perché milioni di elettori in America e di fan in tutto il mondo si ritraessero delusi, addirittura traditi. Ma traditi da cosa? Dai propri sogni esagerati e da quel transfer infantile che porta a delegare al Capo-Icona la soluzione, naturalmente immediata, di problemi epocali.

Non si dovrebbe giudicare un leader dopo un anno di lavoro, come non si giudica un raccolto al momento della semina. E' la stessa traiettoria di tanti matrimoni che non sopravvivono alla convivenza e al calo di adrenalina, quando la vita smette di essere un susseguirsi di gesta eroiche per diventare azione paziente, prosaica, quotidiana. Obama avrà anche perso il suo fascino di amante, ma diamogli almeno la possibilità di riconquistarci come marito.