«Il bello non è sempre a portata di mano, né l'animo ognor trasparente e lucido.

Inoltre, nella parrocchia - quella vera, ben diversa da quella dei libri e dei predicatori - non c'è tutto di bello. Vi sono cose viste udite e patite che colpiscono dolorosamente e disamorano anche i parrocchiani meglio temprati: arresti crisi decadenze che non possono esser vinte né da intelligenti rievocazioni né da una fede ordinaria. La stessa esigenza spirituale dei migliori parrocchiani può indurre in tentazione, poiché - lo dico una volta per sempre - la critica, agli uomini più che alle istituzioni, non vuol dire comunemente animo indisposto o avverso. Chi vuol bene, starei per dire solo chi vuol bene, ha una vera e sofferente sensibilità, perché egli porta nello sguardo e nel cuore l'immagine della parrocchia ideale.

Gli altri, i parrocchiani du parvis [della soglia]? I semplici battezzati non sanno neppure d'avere una Chiesa. Il metodo che finora prevalse nelle pubblicazioni e negli schemi proposti per le Settimane di studio sulla parrocchia - metodo lodevole e savio per diverse ragioni - non scalfisce l'indifferenza né attenua il distacco o l'ostilità preconcetta o dormiente della massa dei parrocchiani. Chi li conosce ha l'impressione ch'essi camminino sovra un piano diversissimo dal nostro con idee pregiudizi abitudini senz'interferenza con quanto ci sforziamo d'esporre e che a buon diritto vantiamo. Inutile l'indignarci: inutile lo stesso perseverare in uno sforzo che non ha presa. I fatti hanno una loro logica, che non si vince né con ragionamenti astratti né con querimonie. Chiunque vuole efficacemente operare sugli uomini deve fare i conti coi fatti.

(...)

L'uomo medio, il parrocchiano comune, disamorato indifferente o avverso, non lo s'interessa con rievocazioni o rimpianti. Con un po' di rumore si potrà anche raccoglierlo intorno al tavolo delle nostre Settimane parrocchiali in discreto numero. Ma un conto è discorrere di cose belle e far lamenti, un conto destare un bisogno, rianimare un vincolo, saldare un problema o un fatto nella vita quotidiana del nostro popolo.

Si può parlare eloquentemente della parrocchia senza riuscire a portarla, come realtà viva e operante, all'incrocio della strada ordinaria dei parrocchiani di oggi. La Chiesa bella, le funzioni decorose, le campane, le congregazioni, le associazioni, i ritiri, un clero numeroso e volenteroso ecc. sono mezzi indispensabili: eppure - lo si constata con pena ogni giorno - non bastano. Si ha quasi l'impressione di armi a tiro corto, che non raggiungono lo scopo. Con tanta artiglieria e soldati disposti a farsi ammazzare sulle posizioni, non s'arriva al di là delle nostre linee. E allora, credendo di rimediarvi con la quantità, si moltiplicano le batterie, mentre potrebbe essere questione di portare avanti, in prima linea. Il lavoro parrocchiale è divenuto un magnifico facchinaggio con arsenale ove nulla manca, e con intorno una cinta che cresce ad ogni insuccesso e trasforma la parrocchia in fortilizio.

Chi dice che il nostro armamento è vecchio, sbaglia. Siamo aggiornatissimi. Statistiche alla mano come gli altri: raduni, congressi, parate come gli altri: circolari, fogli d'ordine, giornali o roba stampata come gli altri: decorazioni, avanzamenti, promozioni come gli altri. E si lavora e ci si logora, clero e laicato fedele. Ed ogni giorno una pena senza nome, che si riesce a scordare in un attimo, allorquando un avvenimento, prodotto frequente di un'artificiosa favorevole concomitanza, ci dà l'illusione che qualcosa nella parrocchia si rianimi. Poi, si ripiomba nell'oscurità e nella solitudine, le quali danno spesso al nostro lavoro quel tono amaro che si sfoga in lamenti e in rimproveri oppure lo rende totalmente meccanico e disamorato.

Il povero prete della parrocchia, non quello di parata, quello di sentinella ai piccoli posti, la santa fanteria della Chiesa, ha spesso l'impressione che la sua fatica non prenda. Nessun comprendimento, nessuna risposta, nessuna reazione più. La distanza aumenta: la solitudine intorno alla Chiesa parrocchiale e alla canonica, nonostante il moltiplicarsi delle iniziative, aumenta. C'è nel popolo una resistenza silenziosa, un'apatia ferrigna che disarma il parroco più agguerrito. Di quanta fede egli ha bisogno per resistere alla tentazione di scappare in convento!».


don Primo Mazzolari, Lettera sulla parrocchia, 39-42 passim