Il Comune convoca l'esperto per l'emergenza sul «doping» della vita quotidiana

«Cocaina, controlli nelle aziende»

Milano, il capo del Dipartimento dipendenze: la classe dirigente schiava della dose

La scuola e la famiglia, certo. Ma non bastano. Nella metropoli invasa dalla coca «bisogna puntare al cuore delle aziende». Riccardo Gatti è il direttore del Dipartimento dipendenze della Asl di Milano. «La prevenzione va fatta lì», giura. «Perché lì stanno in massima parte i consumatori di cocaina» e perché lì sta la classe dirigente della città. L'accusa è pesante: «Mercenarizzazione». Nella (ex) capitale morale la classe dirigente è ostaggio non solo della droga, ma anche del «giro», di chi la smercia, di chi la usa, di chi ne fa un modello di vita, una cifra sociale. «È una società civile in ostaggio e potenzialmente sotto continuo ricatto». (...)

A Milano un giovane adulto su tre ha fatto uso, almeno una volta, della polvere bianca. «Serve a lavorare, a divertirsi, a fare sesso. Ma poi l'asticella della soddisfazione si fa sempre più alta. E allora chi consuma coca paradossalmente fa una fatica terribile a divertirsi». Funziona così. Eppure dilaga, spopola, trova ogni giorno nuovi schiavi. Su cento milanesi, quasi quindici l'hanno provata. Nei Paesi Ue la percentuale non raggiunge il 4%. «Certo - puntualizza Gatti - è un dato che non può esse­re omogeneo: una grande città fa per forza di cose storia a sé». Prendiamo le metropoli, allora. Milano è sul podio, dopo due capitali riconosciute della movida mondiale: Londra e Barcellona.

A Milano c'è la coca e c'è, oggi più di ieri, l'eroina. Lo confermano gli ultimi dati. Nella fascia d'età tra i 25 e i 44 anni ha provato eroina il 5% della popolazione. Stessa, identica percentuale di un'altra fascia anagrafica, quella dei 40-50enni, la «generazione del buco». La fascia intermedia dei trenta-quarantenni è invece su percentuali di consumo nettamente inferiori. L'eroina è tornata su piazza. Una questione di mercato. «In tempo di crisi è come tornare ai Bot. Rendimento basso, ma sicuro». Poi ci sono le altre dipendenze, quelle considerate leggere: cannabis e alcol. Il 44% dei milanesi s'è fatto almeno una volta nella vita una «canna». E un ragazzo su tre nell'ultimo mese ha ammesso di essersi preso (almeno) una sbronza. (...)

Andrea Senesi