«Che cosa vogliamo veramente? Cercando di prestare ascolto alle mie più profonde aspirazioni e alle aspirazioni degli altri, la parola che sembra meglio sintetizzare il desiderio del cuore umano è «comunione». Comunione significa «unione con». Dio ci ha dato un cuore che rimane inquieto finché non trova la piena comunione. La cerchiamo nell'amicizia, nel matrimonio, nella comunità. La cerchiamo nell'intimità sessuale, nei momenti di estasi, nel riconoscimento dei nostri doni. La cerchiamo attraverso il successo, l'ammirazione e le ricompense. Ma ovunque guardiamo, è la comunione quella che cerchiamo.

Osservando il volto dei vincitori delle medaglie d'oro alle Olimpiadi, sotto gli occhi di più di sessantamila persone che li applaudivano e milioni di altre che li guardavano alla televisione, ho colto un attimo di quella momentanea esperienza di comunione. Sembrava che avessero finalmente ricevuto l'amore per cui avevano faticato con dedizione instancabile. Eppure, quanto presto verranno dimenticati. Tra quattro, otto o dodici anni, altri prenderanno il loro posto sul podio del successo e il loro breve momento di gloria sarà ricordato da pochi.

Eppure, il desiderio di comunione rimane. È un desiderio che Dio ci dà, un desiderio che può causare sia un'immensa sofferenza che un'immensa gioia. Gesù è venuto a proclamare che il nostro desiderio di comunione non è vano, ma sarà adempiuto da Colui che ci ha dato quel desiderio. I passeggeri momenti di comunione sono soltanto dei piccoli segni della Comunione che Dio ci ha promesso. Il vero pericolo che ci insidia è quello di diffidare del nostro desiderio di comunione. È un desiderio che Dio ci dà, e senza di esso la nostra vita perde la propria vitalità e il nostro cuore diventa freddo. Una vita veramente spirituale è una vita in cui non riposeremo finché non avremo trovato riposo nell'abbraccio di Colui che è Padre e Madre di tutti i desideri».

H. J. M. Nouwen, Vivere nello Spirito