L'addio alla televisione del palinsesto

Il tg della sera resta l'unico «orologio sociale».

Ognuno si organizza la propria giornata davanti alla tv

di Aldo Grasso

Per anni le nostre abitudini casalinghe sono state regolate dal palinsesto. Persino la cena veniva a coincidere con il tg, giusto per condividere le notizie della giornata a tavola. Per anni il nostro rapporto con la tv è stato regolato da una specie di orario dei treni: a volte impreciso, a volte ballerino, ma pur sempre orario; se mancavi l'appuntamento il programma era perduto, difficile riprenderlo.

Adesso le cose stanno cambiando, in maniera radicale. È vero, come predicano i guru della comunicazione, che siamo alle soglie della scomparsa del palinsesto? La tv è pronta a poter fare a meno di quella griglia temporale che per mezzo secolo l'ha caratterizzata come principio ordinatore? Di scomparsa del palinsesto si parla da anni. Almeno dall'avvento delle prime tecnologie domestiche che hanno consentito di «addomesticare il flusso», di renderlo docile alle proprie esigenze, ai ritmi della vita quotidiana: il videoregistratore, prima, il masterizzatore poi. Ma prima di gridare al salto di qualità facciamo un passo indietro per capire le logiche che hanno governato l'età del palinsesto. Il termine palinsesto in origine indicava il codice di pergamena su cui, raschiata la prima scrittura, si vergava un nuovo testo (dal greco palímp­sèstos , «raschiato di nuovo»). La parola è diventata famosa quando il fi­lologo Angelo Mai (1782-1864) trovò tra i palinsesti della Biblioteca Va­ticana testi di Frontone e Cicerone. Un funzionario colto della Rai (un tempo ne esistevano) chiamò palinsesti i fogli - sovrapposti gli uni agli altri - che scandivano la programmazione trimestrale. Il palinsesto è il prospetto o quadro d'insieme delle trasmissioni programmate da una rete per un dato periodo (giorno, settimana, mese, trimestre), con titoli dei programmi, caratteristiche tecniche, durata, orari di messa in onda.

Rispetto al corrispettivo francese (grille) e inglese (schedule), il termine sembra sottolineare il continuo lavoro di perfezionamento, ridefinizione, correzione cui è sottoposta la programmazione. Che può essere infatti continuamente rielaborata in rapporto agli obiettivi della rete. Per molti anni, quando esisteva ancora il RadioCorriere , il palinsesto è stato l'orgoglio del reggimento, il grande orologio sociale. Ordine, regolare funzionamento, puntualità: «E dopo Carosello tutti a nanna». Poi la tv generalista ha preso un'altra china: per seguire le logiche della controprogrammazione (counter programming: collocazione su una rete di un programma destinato a un target diverso da quello della rete concorrente, oppure competitive programming: collocazione su una rete di un programma destinato allo stesso target della rete concorrente), per cancellare i flop, per tirare fino a mezzanotte un appuntamento di prima serata ha cominciato a infischiarsene degli orari palesando un'assoluta mancanza di rispetto nei confronti dello spettatore: un vecchio vizio di una dirigenza abituata a operare in regime di monopolio (o duopolio), a ignorare le proteste degli utenti, a non dover mai rendere conto a nessuno.

Non solo l'orario comincia a diven­tare variabile, ma anche il giorno di messa in onda non è più un dato definitivo. Questo rende ardua la vita dello spettatore, e mina due meccanismi su cui si fonda, o si dovrebbe fondare, il patto comunicativo con la tv: l'abitudine e la fedeltà. Il pubblico è consuetudinario e affezionato ai suoi programmi preferiti. Quasi un riflesso automatico: stesso giorno, stessa ora, stessa rete. Se invece si cambiano continuamente orari e giorni di messa in onda, per di più senza preavviso, il pubblico fatica a trovare ciò che vuole, e si disaffeziona. Si smarrisce nei cambiamenti, e lascia perdere. Con l'arrivo della pay-tv (satellite e digitale terrestre) le cose sembrano migliorare. Certi diritti (certezza e puntualità della messa in onda) in Italia sono lussi a pagamento. Lo spettatore comincia a prendere confidenza con la nuova sintassi della tv tematica - destinata a un pubblico settoriale, consapevole di aver scelto quella proposta televisiva (solo news, solo sport, solo cinema...) per la quale paga un canone - che porta con sé interessanti effetti comunicativi e pragmatici: la sua proposta è «discreta», non impone una «temporalità dura», come fa invece la tv generalista, che mima i ritmi della quotidianità, ma offre un «pacchetto», che si ripete durante il giorno e si adatta ai tempi e allo stile di vita dello spettatore.

È venuto ora il momento di rendere il flusso molto più gestibile dall'utente. Ormai da tempo gli operatori della «IpTV» (in Italia Alice e Fastweb) offrono dei servizi online che consentono di «recuperare» ogni programma andato in onda nell'arco di sette giorni, di fissarlo sull'hard disk del proprio decoder e di poterlo guardare quando lo si desidera. Sulla scia dell'ampia diffusione dei regi­stratori digitali negli Stati Uniti (il famoso TiVo), Sky rende disponibile con MySky un sistema estremamente semplificato e user friendly per poter posticipare la visione dei propri programmi preferiti. Sono le cosiddette time shifting technologies, tecnologie che rendono il tempo televisivo flessibile e maneggevole. Ma c'è di più: perché spesso è Internet a diventare un deposito sempre disponibile di prodotti televisivi, e certi programmi sono consciamente o inconsciamente pensati per finire su YouTube. La novità non sta tanto nelle tecnologie, quanto negli usi: recuperare la canzone sulla D'Addario di Checco Zalone o la telefonata di Silvio Berlusconi a «Ballarò» è pratica sempre più diffusa e condivisa (decine di migliaia di visualizzazioni). Con le sue doti d'archivio, Internet diventa volano della popolarità di personaggi e singoli frammenti televisivi; libera, in qualche modo, dalla schiavitù del flusso, lo blobbizza: l'ho perso, ma posso recuperarlo. Fatto sta che la televisione time shifted , la tv differita, adattata ai tempi di ciascuno, è sempre più qualcosa di comune.

Ma il palinsesto è davvero destinato all'estinzione, come i dinosauri? E senza palinsesto, la tv è sempre tv, o è qualcosa di diverso? Le cose sono sempre più complesse. Il palinsesto è stato il mattone chiave d'edificazione della popolarità della tv: perché la tv non s'identifica semplicemente coi suoi contenuti, ma è fatta di ritualità condivise, del gusto di guardare lo stesso programma con un'intera comunità nazionale. È il gusto di parlare di Grande Fratello al bar, la mattina successiva, con i colleghi, i compagni di scuola o d'università