Meglio non dimenticarle, certe espressioni.

(...) Anche le gerarchie ecclesiastiche si smarcano dal Carroccio, come già accaduto sulla sentenza di Strasburgo. Lì è stato il vescovo di Padova, Mattiazzo a stigmatizzare la «strumentalizzazione politica» del simbolo cristiano, qui l'«altolà» arriva direttamente dal cardinale Walter Kasper, ministro vaticano per l'Unità dei cristiani. «La sacralità e la santità della messa richiedono le lingue ufficiali, altrimenti si ridicolizza e si banalizza la celebrazione - afferma -. La messa è unificante. Nelle città la popolazione è mista e tutti hanno diritto di capire. In una diocesi è inammissibile che ciascuna componente celebri se stessa invece dell'Eucarestia. Non si avvicina così al sacro un popolo che anche nei documenti e negli atti dello Stato usa la lingua ufficiale». Una bocciatura senza appello. «Amo il mio meraviglioso dialetto svevo, che si avvicina al bavarese e si differenzia dal tedesco della Svizzera, ma lo parlo in casa, non lo utilizzerei mai fuori dal contesto familiare, tanto meno per celebrare - precisa lo stretto collaboratore del Papa -. La messa in dialetto non è inclusiva, ostacola la comprensione generale e si presta a strumentalizzazioni. Pubblicamente bisogna usare la lingua ufficiale».


Giacomo Galeazzi su "La Stampa" del 16.11.2009