Siamo alle solite: non siamo capaci di fare un "bilancio" come si deve, una "verifica" vera e propria. Mi dispiace tanto, ma non riusciamo ad esprimere un volto collegiale, comunitario, sinfonico di "gestione" e di "interpretazione" della nostra Chiesa. Il bilancio in questione lo fa e lo presenta una persona sola; colui che ha fatto il "prodotto" è anche colui che lo valuta; i "dati" sono delle impressioni; lo scopo è apologetico. A cosa serve "verificare" in questo modo, senza cioé ascoltare sul serio la realtà; senza desiderare un vero miglioramento del "prodotto-iniziativa"; senza tenere conto di ciò che lo Spirito sta dicendo alle "chiese" (intendendo con questa espressione le comunità multiformi, le piccole parrocchie, le famiglie praticanti, i figli di Dio "piccoli", i ministri ordinati)...? Per esempio dal mio modesto punto di osservazione di elementi critici verso il nuovo lezionario ne ascolto, vedo, sperimento non pochi, non di scarsa qualità e non circoscritti (altro che "difficoltà", "polemica", "pigrizia"): li registro solo io?! E come mai la voce di quelli che con me hanno parlato non è riuscita a giungere alle orecchie di chi doveva - per servizio - ascoltarla? E se fosse giunta, perché non è stata tenuta in debito e rispettoso conto? Da secoli un proverbio dice: "non c'è peggior sordo di chi non vuole udire". Parafrasando un'espressione evangelica indicherei un rischio pericolosissimo: se non ascoltano il popolo, non ascoltano lo Spirito di Dio che anima questo popolo. E la Parola, che è la Persona del Verbo di Dio, resterebbe inascoltata.


don Chisciotte