Svizzera, vescovi delusi

Una nota della conferenza episcopale critica il risultato del referendum sui minareti: ostacolo al dialogo.

di Marco Tosatti

Grande sorpresa e delusione dei vescovi cattolici per il "si'" degli elettori svizzeri alla proposta dell'estrema destra di vietare la costruzione di minareti in Svizzera: "Il si' al referendum aumenta i problemi della coabitazione tra religioni e culture - afferma la nota firmata dalla Conferenza episcopale elvetica - e per i pastori della Chiesa cattolica rappresenta un ostacolo e una grande sfida sul cammino dell'integrazione nel dialogo e nel rispetto reciproco; evidentemente non si e' riusciti a mostrare al popolo che il divieto di costruzione di minareti non contribuisce ad una sana coabitazione delle religioni e delle culture, ma al contrario la deteriora".

"La battaglia contro i minareti come quella contro i Crocifissi: la religione non può essere un fatto privato": c'é anche questo aspetto a preoccupare i vescovi svizzeri dell'esito del referendum anti-minareti, una tendenza che - ha sottolineato il segretario generale della Conferenza episcopale svizzera, mons.Felix Gmur in una intervista alla Radio Vaticana - complica le cose per i cristiani che vivono in Paesi dove la libertà religiosa è già limitata. "Quelli che sostenevano il referendum - ha detto mons.Gmur - dicono che la religione deve essere una cosa privata, ognuno può pregare dove vuole, ma non in luoghi pubblici. Nello stesso tempo si dicono cristiani, ma per un cristiano il culto non può essere solo un fatto privato. Su questo - ha affermato - occorre aprire un dibattito che faccia chiarezza, perché la società è disorientata, c'é una contraddizione in tutte le sue società europee, come dimostra la questione aperta sui crocifissi in Italia".

"Ora, ancora di più - è l'appello dei vescovi svizzeri - dobbiamo invece aiutare i cristiani che vivono nei Paesi musulmani, perché lì non sono liberi, non possono costruire chiese, né pregare in luoghi pubblici. Abbiamo il dovere - ha concluso - di lottare per loro". "Si vince la paura quando si vive insieme, ha osservato ancora Gmur, sottolineando il fatto che il referendum è stato respinto in città come Basilea e Ginevra, dove vive il maggior numero di musulmani, mentre ha preso il maggior numero di voti in zone a minor presenza di immigrati islamici.

Il referendum anti-minareti in Svizzera era stato preceduto da alcuni atti vandalici ai danni di moschee e minareti (...).