Centrodestra e centrosinistra corteggiano il voto cattolico
Ma la Chiesa continua a parlare molto chiaro
I politici italiani fanno a gara per "dialogare" con la Chiesa.
Un lettore amico ci ha inviato una lettera per segnalarci che non è d'accordo con un giudizio espresso, qualche settimana fa, in un nostro editoriale, sintetizzato nel titolo: "L'autorevolezza della Chiesa rimane salda". E si giustifica con qualche esempio preso dalle fin troppo concitate cronache politiche recenti. Ma proprio queste cronache ci inducono, invece, a confermare quanto abbiamo scritto in quell'occasione: non si è mai vista tanta preoccupazione nei due campi opposti circa i rispettivi rapporti con la Chiesa.
Nel Centrodestra si sta facendo di tutto per conquistarsi la sua approvazione sia nei comportamenti personali sia nelle decisioni sui problemi più urgenti del Paese. Di qui le missioni dei dirigenti della Lega presso la Cei e poi presso la Santa Sede per dimostrare la loro perfetta aderenza ai princìpi cristiani sui cosiddetti temi etici che stanno a cuore al Papa e ai vescovi; di qui la corsa del premier Silvio Berlusconi, di ritorno dagli Stati Uniti, per stringere la mano a Benedetto XVI in partenza per Praga (in attesa dei titoli dei quotidiani del giorno dopo: "Papa-Berlusconi, riparte il dialogo").
Nel Partito Democratico, in piena confusione da primarie, sono ancora i temi etici al centro di un confronto fra ex "popolari" e "Margherita" ed ex comunisti, che rischia di far fallire la stessa esistenza del Pd: la semplice questione dell'iniziativa parlamentare per un'indagine sull'opportunità di consentire l'uso della pillola abortiva RU486 ha rimesso, ancora una volta, in crisi un rapporto che è sempre stato difficile.
Naturalmente la ricerca dell'appoggio da parte della Chiesa non si sta manifestando in una Canossa del Centrodestra (anche perché nella realtà storica Enrico IV dimenticò ben presto di essersi inginocchiato davanti a Gregorio VII per ottenere la cancellazione della scomunica: si sa come sono fatti i politici). Perché, ad esempio, alla Lega non costa nulla dichiararsi accanto alla Chiesa sui temi della vita e della famiglia, anzi ci guadagna in "voto cattolico"; mentre sull'immigrazione non cede di un millimetro, pur sapendo che la Chiesa la pensa molto diversamente (come ha dimostrato, il giorno dopo l'incontro di Bossi con il cardinale Bertone, l'Osservatore Romano nell'intervista al presidente del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, l'arcivescovo Vegliò). E mentre, fra l'altro, i giudici giudicano "inapplicabile" la legge sul reato di clandestinità.
Così si dica per Berlusconi che ha "ripreso il dialogo" con il Papa dopo l'attacco a Dino Boffo, ma si affretta a ripetere che sui temi etici lascia ai suoi parlamentari libertà di coscienza (per non affidare qualcuno di loro al suo "cofondatore" Fini). Mentre nel Pd, anche per bocca di Franceschini, la libertà di coscienza sembra interdetta.
La Chiesa resta dunque sé stessa, con la medesima autorevolezza che le viene dalla propria fedeltà a Cristo. Qualche anno fa il cardinale Mahony, arcivescovo di Los Angeles, discutendo una legge in preparazione al Congresso che si proponeva di penalizzare la Chiesa per l'assistenza umanitaria agli immigrati, disse che se fosse stata approvata avrebbe chiesto ai suoi sacerdoti di disobbedire, perché: «Negare l'aiuto a un fratello in umanità viola una legge che ha un'autorità superiore al Congresso, la legge di Dio».
Questo è parlar chiaro. Come sta facendo in Italia la stampa cattolica che, secondo Arrigo Levi, «ha trovato un'anima nuova e battagliera, e si fa sentire: forse perfino nella Chiesa».
Ma la Chiesa continua a parlare molto chiaro
I politici italiani fanno a gara per "dialogare" con la Chiesa.
Un lettore amico ci ha inviato una lettera per segnalarci che non è d'accordo con un giudizio espresso, qualche settimana fa, in un nostro editoriale, sintetizzato nel titolo: "L'autorevolezza della Chiesa rimane salda". E si giustifica con qualche esempio preso dalle fin troppo concitate cronache politiche recenti. Ma proprio queste cronache ci inducono, invece, a confermare quanto abbiamo scritto in quell'occasione: non si è mai vista tanta preoccupazione nei due campi opposti circa i rispettivi rapporti con la Chiesa.
Nel Centrodestra si sta facendo di tutto per conquistarsi la sua approvazione sia nei comportamenti personali sia nelle decisioni sui problemi più urgenti del Paese. Di qui le missioni dei dirigenti della Lega presso la Cei e poi presso la Santa Sede per dimostrare la loro perfetta aderenza ai princìpi cristiani sui cosiddetti temi etici che stanno a cuore al Papa e ai vescovi; di qui la corsa del premier Silvio Berlusconi, di ritorno dagli Stati Uniti, per stringere la mano a Benedetto XVI in partenza per Praga (in attesa dei titoli dei quotidiani del giorno dopo: "Papa-Berlusconi, riparte il dialogo").
Nel Partito Democratico, in piena confusione da primarie, sono ancora i temi etici al centro di un confronto fra ex "popolari" e "Margherita" ed ex comunisti, che rischia di far fallire la stessa esistenza del Pd: la semplice questione dell'iniziativa parlamentare per un'indagine sull'opportunità di consentire l'uso della pillola abortiva RU486 ha rimesso, ancora una volta, in crisi un rapporto che è sempre stato difficile.
Naturalmente la ricerca dell'appoggio da parte della Chiesa non si sta manifestando in una Canossa del Centrodestra (anche perché nella realtà storica Enrico IV dimenticò ben presto di essersi inginocchiato davanti a Gregorio VII per ottenere la cancellazione della scomunica: si sa come sono fatti i politici). Perché, ad esempio, alla Lega non costa nulla dichiararsi accanto alla Chiesa sui temi della vita e della famiglia, anzi ci guadagna in "voto cattolico"; mentre sull'immigrazione non cede di un millimetro, pur sapendo che la Chiesa la pensa molto diversamente (come ha dimostrato, il giorno dopo l'incontro di Bossi con il cardinale Bertone, l'Osservatore Romano nell'intervista al presidente del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, l'arcivescovo Vegliò). E mentre, fra l'altro, i giudici giudicano "inapplicabile" la legge sul reato di clandestinità.
Così si dica per Berlusconi che ha "ripreso il dialogo" con il Papa dopo l'attacco a Dino Boffo, ma si affretta a ripetere che sui temi etici lascia ai suoi parlamentari libertà di coscienza (per non affidare qualcuno di loro al suo "cofondatore" Fini). Mentre nel Pd, anche per bocca di Franceschini, la libertà di coscienza sembra interdetta.
La Chiesa resta dunque sé stessa, con la medesima autorevolezza che le viene dalla propria fedeltà a Cristo. Qualche anno fa il cardinale Mahony, arcivescovo di Los Angeles, discutendo una legge in preparazione al Congresso che si proponeva di penalizzare la Chiesa per l'assistenza umanitaria agli immigrati, disse che se fosse stata approvata avrebbe chiesto ai suoi sacerdoti di disobbedire, perché: «Negare l'aiuto a un fratello in umanità viola una legge che ha un'autorità superiore al Congresso, la legge di Dio».
Questo è parlar chiaro. Come sta facendo in Italia la stampa cattolica che, secondo Arrigo Levi, «ha trovato un'anima nuova e battagliera, e si fa sentire: forse perfino nella Chiesa».
Beppe Del Colle