«Spesso si prende per "attenzione" una specie di sforzo muscolare. Se si dice a degli allievi: "Adesso occorre che stiate attenti", li si vede aggrottare le sopracciglia, trattenere il respiro, contrarre i muscoli. Se dopo due minuti si domanda loro a cosa fanno attenzione, essi non sono in grado di rispondere. Non hanno fatto attenzione a niente. Non hanno fatto attenzione. Hanno contratto i loro muscoli. Si mette in atto sovente questo genere di sforzo negli studi. Siccome esso finisce per stancare, si ha l'impressione di aver lavorato. E' un'illusione. La stanchezza non ha nessun rapporto con il lavoro. Il lavoro è lo sforzo utile, che sia faticoso o no. Questa specie di sforzo muscolare nello studio è completamente sterile, anche se compiuto con buona intenzione. Questa buona intenzione è allora di quelle di cui è lastricato l'inferno. Studi così condotti possono a volte essere buoni scolasticamente, dal punto di vista dei voti e degli esami, ma questo avviene nonostante lo sforzo e grazie ai doni naturali; e studi di tal fatta sono sempre inutili.

La volontà, quella che in caso di necessità ci fa stringere i denti e sopportare la sofferenza, è l'arma principale dell'apprendista nel lavoro manuale. Ma contrariamente a quello che si crede ordinariamente non ha quasi nessuno spazio nello studio. L'intelligenza non può essere condotta che dal desiderio. Perché ci sia desiderio occorre che vi siano piacere e gioia. La gioia di imparare è tanto indispensabile agli studi quanto l'aria per i corridoi. Laddove essa è assente, non ci sono degli studenti, ma delle povere caricature di apprendisti che alla fine del loro apprendistato non possederanno neppure il mestiere».

da Simone Weil, Attente de Dieu, 90-91