Nel numero del 20 dicembre 2003 «La Civiltà cattolica», con un articolo di padre Cesare Giraudo dedicato ai quarant'anni della Sacrosanctum Concilium, descrive, per i lettori più giovani, la situazione nelle chiese prima del Concilio: «Entriamo, dunque, in una qualsiasi chiesa di una qualsiasi parrocchia. I fedeli sono riuniti nella navata, separati dallo spazio riservato al sacerdote mediante una barriera, spesso un cancello di ferro. Oltre la barriera, che si chiama balaustra, nell'area riservata, denominata presbiterio, i comuni fedeli non possono andare: quello spazio è riservato ai presbiteri, i sacerdoti. I laici presenti sono divisi per sesso e per età. I bambini occupano i primi posti: maschi da una parte, femmine dall'altra. Lo stesso vale per i giovani e per gli adulti: donne da una parte, uomini dall'altra, ma questi ultimi sono pochi, perché stanno quasi tutti in fondo, in piedi, vicini al portone o appoggiati alle pareti. I fedeli, ma anche qui gli uomini che lo fanno sono pochissimi, cantano in gregoriano, per lo più senza capire bene il senso delle parole. Quando invece è presente un coro, ascoltano in silenzio. Il sacerdote "dice" messa in piedi, in latino, volgendo le spalle ai fedeli e con tono di voce sommesso, tanto che solo chi sta nelle primissime file può ascoltarlo. Lo svolgimento liturgico è dettato da norme rigorose e nessun celebrante si sognerebbe mai di modificarlo, neppure nei dettagli più piccoli. Il sacerdote non ha aiuti da parte dei laici: legge, in latino, le letture e sempre in latino prega. Canta, traccia nell'aria tanti segni di croce. Lui dice messa e i fedeli ascoltano o, se non riescono ad ascoltare, assistono».

Padre Giraudo tiene a precisare che la maggior parte dei preti celebrava in questo modo con grande devozione e la maggior parte dei fedeli assisteva con grande e sincera pietà. Prova ne sia che se la fede è arrivata fino a noi lo dobbiamo proprio a questo tipo di liturgia. Un modello che aveva comunque gravi limiti, a partire dall'iper-protagonismo del celebrante e nella passività dei fedeli, ridotti al ruolo di pubblico.



Aldo Maria Valli - Luigi Bettazzi, Difendere il Concilio, 98