«Da ingenuo qual sono e mi ostino a rimanere, mi domando: perché sulle riviste cattoliche svolazzano angioletti tanto carini e agitano la coda diavoletti innocui, e non si trova un disegnatore satirico che metta alla berlina i vezzi, i tic, le gaffes, le vanità e le debolezze di chi tiene sulla testa mitrie e zucchetti colorati? Perché su un giornale cattolico trova spazio il polemista livido che addenta quotidianamente i nemici - o presunti tali - e non c'è ombra di un disegnatore o umorista che graffi - sia pure con la dovuta delicatezza - gli estensori di certi documenti solenni; denunci - sia pure con la dovuta levità - gli infortuni in cui incorrono certi predicatori; dia la caccia agli episodi più clamorosi di vanità ecclesiale; riveda le bucce - sia pure in maniera soft - a determinati comportamenti non certamente evangelici?
Perché nella cronaca di grandiose e ricorrenti manifestazioni di massa si suona la tromba - fino a sfiatarsi - su note trionfalistiche, e non c'è mai una rubrica che descriva gli atteggiamenti ridicoli, le scenette un po' comiche di fanatismo, gli equivoci gustosi, i risvolti un po' imbarazzanti, di cui pure quei raduni spettacolari sono fitti?
La mancanza di ironia, di umorismo, satira, costituisce una grave debolezza dell'ecclesiologia. L'accordo tacito a non scherzare su chi sta in alto loco dimostra chiaramente che la scala dei valori è sconvolta e avrebbe bisogno di essere ripristinata radicalmente. (...) Tra l'altro, ho l'impressione che, nell'area del tempio, ci sia più tolleranza - non dico simpatia - nei confronti della critica, che non dell'umorismo e dell'ironia, che vengono considerati elementi "dissacratori". Forse perché dalla critica ci si può difendere, e magari contrattaccare ad armi pari, ad esempio con la polemica
Perché nella cronaca di grandiose e ricorrenti manifestazioni di massa si suona la tromba - fino a sfiatarsi - su note trionfalistiche, e non c'è mai una rubrica che descriva gli atteggiamenti ridicoli, le scenette un po' comiche di fanatismo, gli equivoci gustosi, i risvolti un po' imbarazzanti, di cui pure quei raduni spettacolari sono fitti?
La mancanza di ironia, di umorismo, satira, costituisce una grave debolezza dell'ecclesiologia. L'accordo tacito a non scherzare su chi sta in alto loco dimostra chiaramente che la scala dei valori è sconvolta e avrebbe bisogno di essere ripristinata radicalmente. (...) Tra l'altro, ho l'impressione che, nell'area del tempio, ci sia più tolleranza - non dico simpatia - nei confronti della critica, che non dell'umorismo e dell'ironia, che vengono considerati elementi "dissacratori". Forse perché dalla critica ci si può difendere, e magari contrattaccare ad armi pari, ad esempio con la polemica