Se la realtà è peggiore del Grande Fratello
Esposti al gossip, filmati sui telefonini, esibiti su YouTube: siamo tutti nella casa di vetro
Ancora una volta la realtà si fa beffe della fantasia, in questo caso del reality, genere considerato il sostituto della realtà, il non luogo per eccellenza di ogni esistenza mediatica. Quando nel 2000 uscì la prima edizione del «Grande Fratello» si gridò allo scandalo. La tv stava «realizzando» una concezione resa narrativamente tragica da George Orwell in «1984» ed esposta in sede teorica da Michel Foucault in «Sorvegliare e punire». L'idea era quella del Panopticon di J. Bentham, un dispositivo carcerario e repressivo in cui, chi è rinchiuso, può essere osservato senza poter osservare. Il Big Brother televisivo
Esposti al gossip, filmati sui telefonini, esibiti su YouTube: siamo tutti nella casa di vetro
Ancora una volta la realtà si fa beffe della fantasia, in questo caso del reality, genere considerato il sostituto della realtà, il non luogo per eccellenza di ogni esistenza mediatica. Quando nel 2000 uscì la prima edizione del «Grande Fratello» si gridò allo scandalo. La tv stava «realizzando» una concezione resa narrativamente tragica da George Orwell in «1984» ed esposta in sede teorica da Michel Foucault in «Sorvegliare e punire». L'idea era quella del Panopticon di J. Bentham, un dispositivo carcerario e repressivo in cui, chi è rinchiuso, può essere osservato senza poter osservare. Il Big Brother televisivo