Cosa c'è dietro alle accuse contro il direttore di "Avvenire"
È un brutale attacco alla libertà di critica
Criticare sui giornali gli atti di un Governo è e resta un carattere irrinunciabile della democrazia.
Una sola cosa è sicura nella torbida vicenda in cui è stato coinvolto il direttore di Avvenire Dino Boffo: si è trattato di una brutale risposta de il Giornale diretto da Vittorio Feltri alla campagna, aperta e guidata con insistenza da la Repubblica, sui comportamenti personali del primo ministro Silvio Berlusconi. Un'ovvia verità, suffragata dallo stesso Feltri e corroborata da molti articoli usciti sul suo quotidiano nei giorni successivi, nei quali si è sostenuta la medesima tesi: chi la fa l'aspetti, il moralismo non paga chi ci si avventura. E il primo a pagare è stato Dino Boffo, indicato da Feltri come il «capofila dei moralisti impegnati a lanciare anatemi contro Silvio Berlusconi per le sue vicende private».
Il punto chiave della brutta storia è un documento anonimo (....) In quella "informativa" sulla personalità di Dino Boffo (in cui ovviamente l'interessato non si riconosce affatto) si legge una frase che colpisce chiunque la legga con un minimo di attenzione politica: egli, si dice in quello scritto anonimo, «gode indubbiamente di alte protezioni, correità e coperture in sede ecclesiastica».
La domanda legittima è questa: chi ha confezionato quel documento, ma soprattutto chi se ne è servito per suscitare una polemica estremamente delicata, si è reso conto che coinvolgere direttamente e scioccamente la Chiesa in un evidente conflitto con lo Stato
È un brutale attacco alla libertà di critica
Criticare sui giornali gli atti di un Governo è e resta un carattere irrinunciabile della democrazia.
Una sola cosa è sicura nella torbida vicenda in cui è stato coinvolto il direttore di Avvenire Dino Boffo: si è trattato di una brutale risposta de il Giornale diretto da Vittorio Feltri alla campagna, aperta e guidata con insistenza da la Repubblica, sui comportamenti personali del primo ministro Silvio Berlusconi. Un'ovvia verità, suffragata dallo stesso Feltri e corroborata da molti articoli usciti sul suo quotidiano nei giorni successivi, nei quali si è sostenuta la medesima tesi: chi la fa l'aspetti, il moralismo non paga chi ci si avventura. E il primo a pagare è stato Dino Boffo, indicato da Feltri come il «capofila dei moralisti impegnati a lanciare anatemi contro Silvio Berlusconi per le sue vicende private».
Il punto chiave della brutta storia è un documento anonimo (....) In quella "informativa" sulla personalità di Dino Boffo (in cui ovviamente l'interessato non si riconosce affatto) si legge una frase che colpisce chiunque la legga con un minimo di attenzione politica: egli, si dice in quello scritto anonimo, «gode indubbiamente di alte protezioni, correità e coperture in sede ecclesiastica».
La domanda legittima è questa: chi ha confezionato quel documento, ma soprattutto chi se ne è servito per suscitare una polemica estremamente delicata, si è reso conto che coinvolgere direttamente e scioccamente la Chiesa in un evidente conflitto con lo Stato