«Salutai Nicola e passai da zio. Lo vidi dal cancello, stava parlando nel suo piccolo giardino con una donna. "Solo un saluto per dirti grazie di tutte le uscite a pesca che mi hai fatto fare quest'estate". Annuì con la testa e mi fece un sorriso che non avevo ancora ricevuto da lui. Era breve, d'intesa, poi a bocca serrata annuì di nuovo. Era un suo sì a me, un sì maschile raro che accennava a me per la prima volta. Non ero sgombero in testa per inorgoglirmi. Per la prima volta lui accettava quel nipote che portava il suo nome. In quel momento coincidevamo in un nome, ma già quella notte io ne avrei avuto un altro, da non poter più condividere».

Erri De Luca, Tu, mio, 106