L'atteggiamento esteriore rivela il mondo interiore


La modestia dev'essere conservata anche nel portamento, nel gesto, nell'incedere: nell'atteggiamento del corpo appare la virtù dell'animo. Da questo l'uomo che sta nascosto dentro di noi viene giudicato o troppo leggero, spavaldo, torbido o, al contrario, serio, costante, limpido e maturo. Si può dire perciò che il nostro atteggiamento sia la voce dell'anima. (...)


Vi sono anche coloro che, camminando lentamente, imitano l'andatura degli istrioni e quasi le portantine delle processioni e l'incedere oscillante delle statue, sicché, dovunque muovano i passi, sembrano osservare determinati ritmi. Non giudico decoroso camminare frettolosamente, a meno che non lo richieda qualche pericolo o una legittima necessità. Infatti per lo più coloro che vanno in fretta stravolgono la faccia ansimanti. Se manca loro un giusto motivo per affrettarsi, cadono in un difetto giustamente riprovato. Non intendo parlare di quelli che camminano frettolosi per un valido motivo, ma di quelli per i quali la fretta, che non conosce sosta, diventa una seconda natura. Non approvo nei primi l'incedere come statue di numi, nei secondi il precipitarsi come saette. Merita approvazione anche un incedere che riveli serietà e autorevolezza e sia indizio d'un animo sereno, purché non vi siano ricercatezza e affettazione, ma il movimento risulti naturale e spontaneo: l'artificio non piace mai. Il movimento sia regolato dalla natura; se in essa v'è qualche difetto, un impegno attento lo corregga. in modo però che sia escluso l'artificio e non manchi la correzione.


Dal trattato su “I doveri” di sant'Ambrogio