«Bisogna ridere, o almeno sorridere, tutte le volte che è possibile (e lo è quasi sempre). Contro i tromboni, i vanesi, i palloni gonfiati (gonfiati anche di promesse non mantenute), non dobbiamo esitare a impugnare la fionda e scagliare il sassolino aguzzo dell'umorismo, dagli effetti devastanti.

Naturalmente, per riuscire a non prendere sul serio quegli spaventapasseri in doppiopetto e cravatta d'ordinanza (che si illudono di difendere la fetta di potere che si sono conquistati con tutti i mezzi a disposizione, compresi quelli illeciti), bisogna, innanzi tutto, non prendere sul serio noi stessi, rimanere nella dimensione del David "da niente". Non essere a nostra volta ridicoli gonfiando il petto. (...)

Che cosa c'è di più umoristico di una parodia del "Magnificat" che viene regolarmente messa in scena durante le funzioni solenni? Mentre il coro canta "ha deposto i superbi dai troni / ha innalzato gli umili", il turiferario procede a incensare cominciando rigorosamente dal celebrante che se ne sta, impettito, in trono, e poi, via via, i suoi assistenti, per finire di lanciare qualche residuo sbuffo di fumo in direzione dei "semplici fedeli" che stanno nei banchi. E guai a invertire l'ordine, a non rispettare le gerarchie, come pure suggerirebbe il Vangelo.

Il potente sbalzato giù dal trono e l'umile sollevato in alto? Beh, sarà per un'altra volta...».

Alessandro Pronzato, La nostra bocca si aprì al sorriso, 30-31