Quando l'uso del denaro dice dell'amore in famiglia

“Quanto mi ami? Quanto mi costi?”

di Filippo Magni

«Le questioni economiche della famiglia sono cose intime». Ne è convinto don Enrico Parolari, psicoterapeuta del Seminario arcivescovile di Milano. Il sacerdote non ha paura di usare termini legati ai sentimenti per descrivere il denaro e la sua influenza nella crescita di una famiglia.

Il legame tra soldi e amore sarà al centro del convegno “Quanto mi ami? Quanto mi costi?” (...). Può sembrare irrispettoso legare i destini di una famiglia a un elemento come il denaro, ma don Parolari assicura che l'intreccio tra questioni affettive ed economiche è inevitabilmente stretto e non si deve temere di affrontare il discorso con franchezza: «La gestione dei beni dice una parte dell'intimità, spiega una parte dei rapporti». Secondo il sacerdote, «il modo in cui “girano i soldi” in una famiglia rivela in parte come funzionano le relazioni». I casi che avvalorano la tesi sono numerosi: «Pensiamo alle questioni di eredità: quando si tratta di dividere un patrimonio ereditato spesso si rimettono in scena le questioni relazionali della storia familiare». Nonostante ciò, la connessione tra affettività ed economia è molto spesso taciuta come fosse un rapporto snaturato. Si direbbe che i valori che fondano una famiglia sembrano troppo importanti per essere legati al “vil denaro”. Eppure sono sempre di più le coppie che passano rapidamente da una crisi economica a una crisi relazionale. La perdita del lavoro o la diminuzione del reddito generano ansie e discussioni che minano la serenità e l'equilibrio tra moglie e marito. In un tempo di crisi come quello in cui ci troviamo ora, l'argomento è di ancor più scottante attualità. «La gestione del denaro da parte della famiglia - spiega don Parolari - è una questione messa spesso tra parentesi anche a livello sociale. Pensiamo per esempio ai personaggi pubblici: è più facile conoscere le loro avventure amorose che non il loro conto in banca». Secondo questa lettura, il rapporto con il denaro pare essere custodito ancor più gelosamente del rapporto affettivo. Una volta compreso il valore della gestione del conto in banca è possibile fare un passo avanti, aggiunge il sacerdote e psicologo: «Riconoscere la valenza educativa della gestione dei soldi e dei beni verso i figli». Il denaro, prosegue, «può servire per far stare buoni i figli, per compensarli della presenza genitoriale mancante oppure per difenderli dai pericoli, per aiutarli a vivere».

Gianni Bassi, organizzatore del convegno in qualità di referente lombardo degli psicologi cattolici, precisa: «Basterebbe ricordare che i soldi sono un mezzo e non un fine. Dunque regoliamoci di conseguenza, senza perdere di vista ciò che conta davvero». Facile più a dirsi che a farsi, in particolare in ambito educativo. Aggiunge infatti Bassi: «Se il rapporto con il denaro è sbagliato, capita di ritrovarsi in circoli viziosi da cui non si esce. Ecco un esempio: un padre di famiglia lavora molto e per compensare la mancanza da casa regala numerosi giochi al figlio. Ma per comprare i giochi deve guadagnare di più e dunque lavorare più ore. Lavorando maggiormente mancherà di più da casa e dovrà compensare ancor più la sua assenza con altri oggetti e così via. Insomma, non se ne esce più, a meno che non si comprenda che il denaro influenza le relazioni e dunque non va trattato con leggerezza». Si tratta, prosegue lo psicologo, di «dinamiche importanti che è necessario imparare a gestire». È ciò che si propone il convegno: «Offrire un'occasione di aggiornamento - aggiunge Bassi - per le famiglie e per le singole persone, per gli operatori del settore e per chi a livello professionale o nelle parrocchie affianca le famiglie». Conclude don Parolari: «Anche una situazione di crisi economica come quella che stiamo attraversando può diventare un'occasione per educare a crescere. Parole come sobrietà, povertà, solidarietà, gratuità, possono diventare atteggiamenti fondamentali per un'educazione forte che offra fiducia, stima e solidità al cammino dei nostri ragazzi».