"I video sessualizzano i bambini": discografico contro Britney e Gaga
di Marinella Venegoni
«I nostri figli sono a rischio: le esibizioni di popstar come Lady Gaga e Britney Spears non si possono far vedere ai bambini. Che rischiano di essere iper-sessualizzati precocemente»: a lanciare l'allarme in Inghilterra è un importante discografico, Mike Stock, uno dei titolari della leggendaria etichetta Stock, Aitken and Waterman. «Non vorrei che i miei figli guardassero molti dei video pop che girano oggi», ha detto il produttore che ha lanciato molte star degli anni Ottanta tra cui Kylie Minogue. «Il 99 per cento delle classifiche è R&B, di cui il 99 per cento è porno soft», ha aggiunto Stock, per il quale gli esempi della degenerazione causata da questo fenomeno sono le performance e le recenti apparizioni pubbliche di teen ager come Miley Cyrus e la figlia di Madonna, Maria Lourdes. (ANSA).
Il problemino è che l'augusto cinquantottenne Mike Stock è in ritardo di quasi vent'anni, nella sua denuncia. Dov'è stato, finora? Se avesse fatto «cu-cù» fuori dalla porta della sua etichetta con le stesse parole non solo per propagandare «The Go!Go!Go!Show», il suo musical sul problema che sta per uscire nel West End, sarebbe stato anche il primo discografico al mondo da molto tempo a questa parte a non occuparsi solo del fatturato, ma di argomenti di buon senso che albergano ormai fuori dai recinti di un musicbusiness disposto a tutto pur di fare cassa. Ma mentre la generazione di Stock guardava ai propri coetanei, per erigere con la provocazione alte barriere contro le regole degli adulti, questo inquietante corso è partito esplicitamente dal mercato che guarda ai bambini. In principio fu la Walt Disney, con il suo show innocente di starlette implumi per pargoli e adolescenti: nei primi Novanta fu proprio Britney a emergere da quel mondo, capovolgendolo poi con un'impronta sexy sempre più ostentata nei video e nei tour, che la proiettò nell'immaginario dei giovani adulti senza farle perdere i clienti originari. La stessa strada ha seguito recentemente Miley Cyrus per liberarsi di Hanna Montana, e nel frattempo Lady Gaga ha colpito fra i pargoli con il suo personaggio grottesco e caricaturale, che affascina naturalmente il mondo dell'infanzia (e con che storie visive).
Non è questione di moralismo. Ma è stato il medium dei clip a far crescere negli ultimi dieci anni i bambini così in fretta, che ora diventa difficile fermare il treno. Curiosamente, non esistono cloni del filone nella vecchia Europa, che attinge esclusivamente al mercato yankee anche per altri tipi di lezioni di altri beniamini dei fanciulli, dalla provocativa Rihanna a Shakira, che ha ottenuto il successo pieno solo quando s'è decisa a mostrare l'ombelico, tingersi di biondo e agitarsi in una gabbia.
di Marinella Venegoni
«I nostri figli sono a rischio: le esibizioni di popstar come Lady Gaga e Britney Spears non si possono far vedere ai bambini. Che rischiano di essere iper-sessualizzati precocemente»: a lanciare l'allarme in Inghilterra è un importante discografico, Mike Stock, uno dei titolari della leggendaria etichetta Stock, Aitken and Waterman. «Non vorrei che i miei figli guardassero molti dei video pop che girano oggi», ha detto il produttore che ha lanciato molte star degli anni Ottanta tra cui Kylie Minogue. «Il 99 per cento delle classifiche è R&B, di cui il 99 per cento è porno soft», ha aggiunto Stock, per il quale gli esempi della degenerazione causata da questo fenomeno sono le performance e le recenti apparizioni pubbliche di teen ager come Miley Cyrus e la figlia di Madonna, Maria Lourdes. (ANSA).
Il problemino è che l'augusto cinquantottenne Mike Stock è in ritardo di quasi vent'anni, nella sua denuncia. Dov'è stato, finora? Se avesse fatto «cu-cù» fuori dalla porta della sua etichetta con le stesse parole non solo per propagandare «The Go!Go!Go!Show», il suo musical sul problema che sta per uscire nel West End, sarebbe stato anche il primo discografico al mondo da molto tempo a questa parte a non occuparsi solo del fatturato, ma di argomenti di buon senso che albergano ormai fuori dai recinti di un musicbusiness disposto a tutto pur di fare cassa. Ma mentre la generazione di Stock guardava ai propri coetanei, per erigere con la provocazione alte barriere contro le regole degli adulti, questo inquietante corso è partito esplicitamente dal mercato che guarda ai bambini. In principio fu la Walt Disney, con il suo show innocente di starlette implumi per pargoli e adolescenti: nei primi Novanta fu proprio Britney a emergere da quel mondo, capovolgendolo poi con un'impronta sexy sempre più ostentata nei video e nei tour, che la proiettò nell'immaginario dei giovani adulti senza farle perdere i clienti originari. La stessa strada ha seguito recentemente Miley Cyrus per liberarsi di Hanna Montana, e nel frattempo Lady Gaga ha colpito fra i pargoli con il suo personaggio grottesco e caricaturale, che affascina naturalmente il mondo dell'infanzia (e con che storie visive).
Non è questione di moralismo. Ma è stato il medium dei clip a far crescere negli ultimi dieci anni i bambini così in fretta, che ora diventa difficile fermare il treno. Curiosamente, non esistono cloni del filone nella vecchia Europa, che attinge esclusivamente al mercato yankee anche per altri tipi di lezioni di altri beniamini dei fanciulli, dalla provocativa Rihanna a Shakira, che ha ottenuto il successo pieno solo quando s'è decisa a mostrare l'ombelico, tingersi di biondo e agitarsi in una gabbia.