Salvatore Furia il rito delle previsioni

Per molti anni la giornata è iniziata con le previsioni del tempo di Salvatore Furia. Il direttore del Centro Geofisico Prealpino di Varese era una delizia radiofonica riservata ai soli lombardi perché si esibiva ogni mattina, alle 7.20, nel corso del Gr regionale, il mitico «Gazzettino padano», quello che, nonostante tutte le riforme e i restyling, si apre ancora con la marcetta della «bela Gigugin».

Furia è morto all'età di 85 anni. Originario di Catania, è stato l'artefice della nascita del Centro Geofisico Prealpino e della Cittadella delle Scienze al Campo dei Fiori, la vetta che domina Varese dove c'è la sede della Società Astronomica Schiaparelli da lui fondata nel 1956.

Le sue previsioni erano un piccolo rito che si concludevano sempre con alcune citazioni, in testa gli autori preferiti: San Francesco e Albert Einstein, nel tentativo costante di conciliare scienza e fede. Se la giornata volgeva al peggio, in senso meteorologico, aggiungeva una frase di circostanza che nel tempo è diventata una sorta di mantra: «E, se possibile, pensieri positivi ».

Furia era un antico cantore dell'alta pressione, un mitografo del «che-tempo-che-farà », da sempre in prima linea contro l'inquinamento luminoso che gli impediva di osservare le amate stelle. Non ha mai condotto nessuna battaglia in nome del «global warning», non perché non credesse ai cambiamenti climatici ma semplicemente perché, pur studiando la volta celeste, stava con i piedi ben piantati sulla terra. Quando vedeva e prevedeva aveva due interlocutori ideali, molto lontani fra loro: i deltaplanisti, cui raccomandava prudenza per via delle turbolenze in arrivo, e i contadini, cui consigliava il momento più opportuno per le fienagioni. Diceva proprio così, fienagioni, con quel suo lessico forbito e vagamente inattuale. Il più affidabile fra i meteorologi conosceva solo il riserbo della radio regionale.

Aldo Grasso