Mi sembra che il vissuto dei discepoli nel sabato dopo la crocifissione del Maestro sia quello di un grande smarrimento. Perché sono tanto smarriti?

Perché il loro Signore e Maestro è stato ucciso, il suo appello alla conversione non è stato ascoltato, le autorità lo hanno condannato e non si vede via di scampo o senso positivo da dare a tale evento. C'è stato, a partire dalla Cena pasquale, un succedersi vorticoso di fatti imprevedibili che li ha sorpresi e resi muti. Come i due discepoli che camminano verso Emmaus nel primo giorno della settimana, hanno il cuore triste (Lc 24,17); le anticipazioni che avevano avuto (le previsioni della Passione fatte più volte da Gesù), i gesti rassicuranti che li avevano sinora sostenuti (i miracoli del Maestro, il suo amore mostrato nell'ultima Cena) sono svaniti dalla memoria. Si ha l'impressione che Dio sia divenuto muto, che non parli, che non suggerisca più linee interpretative della storia. E' la sconfitta dei poveri, la prova che la giustizia non paga.

A ciò si aggiunge la vergogna per essere fuggiti e per aver rinnegato il Signore: si sentono traditori, incapaci di far fronte al presente. Manca ogni prospettiva di futuro, non si vede come uscire da una situazione di catastrofe e di crollo delle illusioni, sono assenti persino quei segni che incominceranno a scuoterli a partire dal mattino della domenica (come le donne al sepolcro vuoto, cf Lc 24,22-23).


C. M. Martini, La Madonna del Sabato Santo, 13-14