Abbiamo detto: l'intelligenza non è un lusso ma un preciso dovere e una urgente necessità. Perché, allora, facciamo così poco spreco di intelligenza nella nostra testimonianza cristiana? Se volessimo imbastire un processo ai cristiani su questo punto, i testimoni a carico sarebbero un numero imponente. Bruce Marshall osservava che il fatto di possedere la verità non è un buon pretesto per scrivere in cattivo inglese.
Basterà dare una rapida scorsa a moltissimi giornali, periodici, bollettini di tutti i calibri, diocesani e parrocchiali e di Istituti Religiosi, per ammettere che l'avvertimento conserva la sua attualità. Santo cielo. L'etichetta cattolica copre un cumulo non indifferente di sgrammaticature, anacoluti, imperizia, dilettantismo, puerilità, idiozie, untuosità, incapacità di affrontare problemi reali. Bisogna riconoscere che si è avuto un progresso notevole negli ultimi anni in questo campo. Ma c'è ancora troppo spazio che attende di essere occupato dall'intelligenza. Che peso possono avere sull'opinione pubblica questi fogli compilati da penne «pie» (nella migliore delle ipotesi) ma del tutto maldestre? (e, infatti, non ne hanno alcuno, salvo quello della beneficenza).
Anche su parecchi pulpiti non è che si noti un'inflazione di intelligenza. Banalità, imparaticci, un linguaggio inadeguato, un «tono» sbagliato, l'annunciatore del messaggio che non s'accorge che l'uditorio è sintonizzato su una lunghezza d'onda diversa dalla sua, faciloneria, argomenti esotici come l'ipecacuana, incapacità di leggere gli avvenimenti della cronaca quotidiana e le realtà che scottano alla luce del Vangelo. Che vestito stracciato, staccionato si osa mettere sulle spalle della verità!
E non venitemi a parlare di «stoltezza della croce». Quella è stoltezza umana genuina. Quella non è una «verità crocifissa». È invece una verità immeschinita, beffeggiata una verità con indosso gli sbrendoli della sciatteria e della pigrizia umane.
Saper pregare, essere in buoni rapporti con Dio, non autorizza ad avere rapporti burrascosi con la grammatica, con la logica e il buonsenso. Troppe persone «pie» alimentano spesso e volentieri questo pericoloso equivoco. La sfilata di testi a carico potrebbe continuare per qualche chilometro. Libri di devozione zeppi di insulsaggini (...). Chincaglierie devozionali all'insegna della superstizione. Conversazioni di cristiani caratterizzate dalla più sublime banalità. Paurosi balbettamenti in campo liturgico e biblico. Desolante analfabetismo in fatto di catechismo. Preoccupante mancanza di «senso storico» e incapacità assoluta a leggere i «segni dei tempi» (perciò, quante tragiche gaffes, nel passato e nel presente, sia su un piano individuale che collettivo!). Ottusità nello scoprire le ragioni degli altri (dico ragioni, e non torti ed errori e colpe) e perciò a stabilire un vero dialogo.
Riconosciamolo: all'intelligenza dell'amministratore avveduto, sovente siamo in grado di contrapporre soltanto una buona dose di stupidità. «La vera ignominia è la stupidità. Perché appartiene allo spirito. L'ignominia della carne non è altrettanto dannosa. Un clero incontinente può annunciare la verità con forza e grandiosità; un clero stupido lotta con la verità che lo possiede e la rivela confusamente; a quest'ultimo viene conferito il segreto potere di renderla stupida » (Julien Green). La denuncia non è valida solo per il clero, ma per tutto il popolo di Dio.
Forse è giunto il tempo di imitare l'atteggiamento dell'amministratore avveduto, magari partendo da quel gesto così attendibile del grattarsi la testa... Che vuol dire, in fin dei conti, accorgersi di avere un cervello. L'intelligenza non è considerata un'intrusa nel Regno di Dio. Tutt'altro.
Basterà dare una rapida scorsa a moltissimi giornali, periodici, bollettini di tutti i calibri, diocesani e parrocchiali e di Istituti Religiosi, per ammettere che l'avvertimento conserva la sua attualità. Santo cielo. L'etichetta cattolica copre un cumulo non indifferente di sgrammaticature, anacoluti, imperizia, dilettantismo, puerilità, idiozie, untuosità, incapacità di affrontare problemi reali. Bisogna riconoscere che si è avuto un progresso notevole negli ultimi anni in questo campo. Ma c'è ancora troppo spazio che attende di essere occupato dall'intelligenza. Che peso possono avere sull'opinione pubblica questi fogli compilati da penne «pie» (nella migliore delle ipotesi) ma del tutto maldestre? (e, infatti, non ne hanno alcuno, salvo quello della beneficenza).
Anche su parecchi pulpiti non è che si noti un'inflazione di intelligenza. Banalità, imparaticci, un linguaggio inadeguato, un «tono» sbagliato, l'annunciatore del messaggio che non s'accorge che l'uditorio è sintonizzato su una lunghezza d'onda diversa dalla sua, faciloneria, argomenti esotici come l'ipecacuana, incapacità di leggere gli avvenimenti della cronaca quotidiana e le realtà che scottano alla luce del Vangelo. Che vestito stracciato, staccionato si osa mettere sulle spalle della verità!
E non venitemi a parlare di «stoltezza della croce». Quella è stoltezza umana genuina. Quella non è una «verità crocifissa». È invece una verità immeschinita, beffeggiata una verità con indosso gli sbrendoli della sciatteria e della pigrizia umane.
Saper pregare, essere in buoni rapporti con Dio, non autorizza ad avere rapporti burrascosi con la grammatica, con la logica e il buonsenso. Troppe persone «pie» alimentano spesso e volentieri questo pericoloso equivoco. La sfilata di testi a carico potrebbe continuare per qualche chilometro. Libri di devozione zeppi di insulsaggini (...). Chincaglierie devozionali all'insegna della superstizione. Conversazioni di cristiani caratterizzate dalla più sublime banalità. Paurosi balbettamenti in campo liturgico e biblico. Desolante analfabetismo in fatto di catechismo. Preoccupante mancanza di «senso storico» e incapacità assoluta a leggere i «segni dei tempi» (perciò, quante tragiche gaffes, nel passato e nel presente, sia su un piano individuale che collettivo!). Ottusità nello scoprire le ragioni degli altri (dico ragioni, e non torti ed errori e colpe) e perciò a stabilire un vero dialogo.
Riconosciamolo: all'intelligenza dell'amministratore avveduto, sovente siamo in grado di contrapporre soltanto una buona dose di stupidità. «La vera ignominia è la stupidità. Perché appartiene allo spirito. L'ignominia della carne non è altrettanto dannosa. Un clero incontinente può annunciare la verità con forza e grandiosità; un clero stupido lotta con la verità che lo possiede e la rivela confusamente; a quest'ultimo viene conferito il segreto potere di renderla stupida » (Julien Green). La denuncia non è valida solo per il clero, ma per tutto il popolo di Dio.
Forse è giunto il tempo di imitare l'atteggiamento dell'amministratore avveduto, magari partendo da quel gesto così attendibile del grattarsi la testa... Che vuol dire, in fin dei conti, accorgersi di avere un cervello. L'intelligenza non è considerata un'intrusa nel Regno di Dio. Tutt'altro.
Alessandro Pronzato, Vangeli scomodi, 198-199 (originale del 1967)