Il Concilio, Chiesa aperta

intervista a John W. O'Malley, a cura di Lorenzo Fazzini

Dal Concilio Vaticano II uscì la «lingua nuova» della Chiesa, assunta per comunicare meglio al mondo i sempiterni fondamenti della fede cattolica. Ne è convinto il gesuita John O'Malley, un frequentatore «doppio» dell'assise convocata da Giovanni XXIII. Tra il 1963 e il ' 65 egli studiava a Roma e seguì i lavori conciliari. Una passione confluita negli studi (insegna alla Georgetown University di Washington) di storia della Chiesa, oggi condensati nel suo Cosa è successo nel Vaticano II.

Quando uscì negli Usa, il «Wall Street Journal» definì «illuminante» il lavoro di O'Malley. Anche il grande filosofo Charles Taylor lodò il lavoro del gesuita yankee qualificandolo come «straordinario» perché capace di rendere «inadeguate» le «note contrapposizioni liberali/conservatori per comprendere i conflitti che ebbero luogo nel Vaticano II». O'Malley inserisce l'assemblea conciliare nel contesto ampio della long durée della storia della Chiesa e considera essenziali il ritorno alle fonti patristiche, bibliche e liturgiche nell'opera di aggiornamento.

Nel suo libro lei parla di «una rete di interconnessioni veramente notevole» che sottintende ai documenti del Vaticano II. In cosa consiste questa «rete»?

«Riguarda un nuovo vocabolario. I documenti dell'assise conciliare presentano una novità linguistica che si applica a diverse questioni: basti pensare a parole come 'dialogo', 'collegialità', 'sviluppo', 'fratelli e sorelle', 'coscienza'. Chi critica il Concilio Vaticano II non ha preso in considerazione il suo nuovo alfabeto. In questo caso il linguaggio si staglia come una grande novità perché descrive e prescrive azioni nuove da parte della Chiesa».

Ad esempio?

«Il Concilio loda la natura umana come prima non avveniva; parla dell'ecumenismo in modo diverso dall'epoca precedente: fino al Concilio si diceva che bisognava stare distanti dai protestanti, il Concilio afferma invece che con loro vanno trovati punti di contatto».

Secondo lei il Vaticano II è «la più grande assemblea della storia universale» . Un'immagine di Chiesa diversa da quella «assolutistica» che spesso passa sui media