La vita cristiana si fonda sulla fede, sulla speranza e sulla carità
I fondamenti dell'edificio cristiano poggiano su tre virtù: la fede, la speranza e la carità, che sono tra loro così strettamente connesse, da essere vicendevolmente necessarie. Per che cosa si affaticherebbe la fede, se non la precedesse la speranza? Ma come potrebbe sorgere la speranza se mancasse la fede? Se poi all'una e all'altra venisse tolta la carità, esse cesserebbero: la fede non può operare senza la carità; e la speranza, allo stesso modo, non potrebbe operare senza la fede. Il cristiano, quindi, se vuol essere perfetto, dev'essere edificato su queste tre cose. Se gliene venisse a mancare una, la sua costruzione non sarebbe compiuta. Innanzi tutto, dunque, dobbiamo avere davanti a noi la speranza dei beni futuri: senza di essa infatti perdono consistenza tutte le realtà presenti. Togli la speranza: l'umanità intera sarebbe invasa dal torpore; togli la speranza, verrebbero a cessare tutte le arti e le virtù; togli la speranza e tutto muore. Perché il fanciullo dovrebbe recarsi dal grammatico, se non sperasse di ricavare un vantaggio dalle lettere? E perché il navigante affiderebbe la sua zattera al mare profondo, se non ne ricavasse mai un vantaggio e non giungesse mai al porto desiderato? E se il soldato non coltivasse la speranza della gloria futura, perché mai sopporterebbe, intrepido, le fatiche del rigido inverno o della torrida estate, anzi metterebbe a repentaglio se stesso? A che scopo il contadino spargerebbe il seme, se poi non raccogliesse la messe come premio del suo sudore? E il cristiano perché crederebbe in Cristo, se non fosse convinto che un giorno verrà il tempo della felicità eterna da lui promesso? Ma la speranza sorge dalla fede: pur riguardando cose future, essa tuttavia è giustamente sottomessa alla fede. Dove non c'è la fede, neppure c'è la speranza. «La fede» infatti «è la sostanza della speranza» (Eb 11, 1); e la speranza è la gloria della fede, poiché è la fede che merita il premio che la speranza riceve: la fede, che combatte per la speranza, ma vince per sé. Abbracciamo, dunque, con tenacia, o fratelli, la fede e custodiamola con ogni genere di virtù, dobbiamo dedicarci ad essa con impegno: essa è il fondamento stabile della nostra vita; è insieme la difesa invincibile, l'arma contro gli assalti del diavolo; essa è la corazza impenetrabile della nostra anima, la sintesi della legge e la vera scienza, il terrore dei demoni, la forza dei martiri, la bellezza e il baluardo della Chiesa, la serva di Dio, l'amica di Cristo, la commensale dello Spirito. Alla fede sono sottomesse le realtà presenti e quelle future; disprezza quelle e confida di possedere un giorno queste. Né la speranza ha paura che non avvengano, poiché le porta già sempre con sé nelle proprie virtù. Fu così per Abramo, il quale «credette in Dio sperando contro ogni speranza e cosi divenne padre di molti popoli» (Rm 4, 18). E contro ogni speranza una cosa impossibile e che non si vede; ma con questa speranza diventa possibile, se alla parola di Dio si crede senza ombra di dubbio e con tenacia. Dice infatti il Signore: «Tutto è possibile a colui che crede» (Mc 9, 22). «Perciò Abramo credette e gli fu accreditato come giustizia» (Rm 4,22; Gal 3,6) egli quindi è giusto perché fedele: «il mio Giusto infatti vive di fede» (Ab 2,4). Egli è fedele perché ha creduto a Dio. Se non avesse creduto, non sarebbe potuto essere né giusto né padre di molte genti. E' dunque evidente che la speranza e la fede hanno una natura unica e inseparabile: quando si viene meno nell'una o nell'altra muoiono ambedue.
I fondamenti dell'edificio cristiano poggiano su tre virtù: la fede, la speranza e la carità, che sono tra loro così strettamente connesse, da essere vicendevolmente necessarie. Per che cosa si affaticherebbe la fede, se non la precedesse la speranza? Ma come potrebbe sorgere la speranza se mancasse la fede? Se poi all'una e all'altra venisse tolta la carità, esse cesserebbero: la fede non può operare senza la carità; e la speranza, allo stesso modo, non potrebbe operare senza la fede. Il cristiano, quindi, se vuol essere perfetto, dev'essere edificato su queste tre cose. Se gliene venisse a mancare una, la sua costruzione non sarebbe compiuta. Innanzi tutto, dunque, dobbiamo avere davanti a noi la speranza dei beni futuri: senza di essa infatti perdono consistenza tutte le realtà presenti. Togli la speranza: l'umanità intera sarebbe invasa dal torpore; togli la speranza, verrebbero a cessare tutte le arti e le virtù; togli la speranza e tutto muore. Perché il fanciullo dovrebbe recarsi dal grammatico, se non sperasse di ricavare un vantaggio dalle lettere? E perché il navigante affiderebbe la sua zattera al mare profondo, se non ne ricavasse mai un vantaggio e non giungesse mai al porto desiderato? E se il soldato non coltivasse la speranza della gloria futura, perché mai sopporterebbe, intrepido, le fatiche del rigido inverno o della torrida estate, anzi metterebbe a repentaglio se stesso? A che scopo il contadino spargerebbe il seme, se poi non raccogliesse la messe come premio del suo sudore? E il cristiano perché crederebbe in Cristo, se non fosse convinto che un giorno verrà il tempo della felicità eterna da lui promesso? Ma la speranza sorge dalla fede: pur riguardando cose future, essa tuttavia è giustamente sottomessa alla fede. Dove non c'è la fede, neppure c'è la speranza. «La fede» infatti «è la sostanza della speranza» (Eb 11, 1); e la speranza è la gloria della fede, poiché è la fede che merita il premio che la speranza riceve: la fede, che combatte per la speranza, ma vince per sé. Abbracciamo, dunque, con tenacia, o fratelli, la fede e custodiamola con ogni genere di virtù, dobbiamo dedicarci ad essa con impegno: essa è il fondamento stabile della nostra vita; è insieme la difesa invincibile, l'arma contro gli assalti del diavolo; essa è la corazza impenetrabile della nostra anima, la sintesi della legge e la vera scienza, il terrore dei demoni, la forza dei martiri, la bellezza e il baluardo della Chiesa, la serva di Dio, l'amica di Cristo, la commensale dello Spirito. Alla fede sono sottomesse le realtà presenti e quelle future; disprezza quelle e confida di possedere un giorno queste. Né la speranza ha paura che non avvengano, poiché le porta già sempre con sé nelle proprie virtù. Fu così per Abramo, il quale «credette in Dio sperando contro ogni speranza e cosi divenne padre di molti popoli» (Rm 4, 18). E contro ogni speranza una cosa impossibile e che non si vede; ma con questa speranza diventa possibile, se alla parola di Dio si crede senza ombra di dubbio e con tenacia. Dice infatti il Signore: «Tutto è possibile a colui che crede» (Mc 9, 22). «Perciò Abramo credette e gli fu accreditato come giustizia» (Rm 4,22; Gal 3,6) egli quindi è giusto perché fedele: «il mio Giusto infatti vive di fede» (Ab 2,4). Egli è fedele perché ha creduto a Dio. Se non avesse creduto, non sarebbe potuto essere né giusto né padre di molte genti. E' dunque evidente che la speranza e la fede hanno una natura unica e inseparabile: quando si viene meno nell'una o nell'altra muoiono ambedue.
Dai «Sermoni» di san Zeno di Verona, vescovo (Sermo 1, 36,1-2: CCL 22,92-93)