La montagna spopolata salvata dagli immigrati

Quando i primi arrivarono in paese, la notizia fece in un baleno il giro delle case e in molti pensarono “Mamma li turchi”. Come fossero riusciti a trovare la strada per la valle era un mistero per i montanari, che fino a quel momento avevano visto gli immigrati soltanto alla televisione. I primi tempi non furono facili e non mancarono occasioni di scontro con i nuovi venuti. Ora, però, dopo alcuni anni, non sono pochi coloro che pensano che proprio i “turchi” salveranno la comunità dall'estinzione e l'intera valle dallo spopolamento.

Quello dei migranti stranieri che scelgono di stabilirsi in piccoli centri delle Alpi italiane è un fenomeno ancora abbastanza recente, che sociologi e antropologi hanno appena cominciato ad indagare. Di certo rappresentano una piccola minoranza, appena qualche migliaio dei circa 5 milioni di immigrati residenti nel nostro Paese (secondo l'ultimo rapporto Caritas-Migrantes), ma il loro numero sta aumentando anche per effetto della crisi economica, che spinge tante famiglie a lasciare le città, dove il costo della vita è più alto, alla volta di realtà più piccole in periferia, dove i prezzi delle case e della vita in generale sono senz'altro più contenuti.

Un'indagine in profondità sulle comunità immigrate residenti in alcuni comuni montani delle Alpi piemontesi, intitolata appunto “Mamma li turchi” e pubblicata in italiano e occitano, è stata recentemente compiuta da Maurizio Dematteis (...). Naturalmente, la presenza di immigrati extracomunitari non è osservabile soltanto nelle vallate alpine occidentali del Piemonte, ma anche in quelle centrali a nord di Milano (Varesotto, Lecchese, Valtellina e Valchiavenna) e in quelle del Triveneto a nord est, nonchè sull'Appennino tosco-emiliano, dove si è stabilita da qualche anno una comunità bosniaca abbastanza folta, arrivata ai tempi della guerra dei Balcani.

«Quando le prime avanguardie giunsero nei paesi di montagna