Man mano che leggevo queste parole crescevano in me la sorpresa e la rabbia: come si può vendere l'anima (e altre parti del corpo) a prezzi così bassi (cioè per favorire il neo-liberismo)? E con l'anima si svendono il Natale, il Vangelo e un'intera tradizione di spiritualità ascetica. Ieri Socci andava in questa direzione, oggi Messori ribadisce... evviva il realismo, e Gesù Cristo e il cristianesimo dove vanno?! Forse a fare shopping! Ma non era il diavolo che vestiva Prada?!


Con infinita tristezza, don Chisciotte


Un buon cristiano non si vergogni del consumismo sotto le feste

di Redazione de "Il Giornale"

Lo scrittore Vittorio Messori: "Giusti i richiami alla sobrietà. Ma chi spende aiuta gli altri a mantenere il lavoro"

Pubblichiamo un intervento di Vittorio Messori tratto dal sito "La bussola quotidiana", curato da Andrea Tornielli.

di Vittorio Messori

C'è stato dibattito sul recente «Aperitivo» in cui prospettavo un indubbio problema: come conci­liare le tradizionali esortazioni, sotto Natale, alla sobrietà, all'au­sterità, alla essenzialità, con le esi­genze di quella economia da cui tutti dipendiamo e il cui problema è proprio stimolare la ripresa dei consumi, pena il crac dell'intero Occidente? I consueti appelli con­tro il consumismo non sono un boomerang proprio per i più debo­­li, il cui lavoro dipende dalla circo­lazione del denaro che permette alle aziende di vivere? Non nascondiamocelo: qui, per un cristiano c'è un problema serio che va affrontato, contemperan­do l­a doverosa spiritualità con l'al­trettanto doveroso realismo.

Se sto all'Italia, la sua sola possibi­lità di sopravvivere alla globalizzazione e alla conseguente invasione di manufatti a basso, o bassissimo, costo, è quella di coltivare «l'industria del lusso». Per evitare milioni di disoccupati dobbiamo fare appello alla nostra storia dal Rinascimento in poi e mettere sul mercato merci care ma belle e di grande qualità. Nato a Sassuolo, so che il «distretto della ceramica» (il più grande d'Europa, decine di migliaia di operai, per un terzo immigrati) è sopravvissuto ai prezzi stracciati delle piastrelle asiatiche producendone altre, quattro o cinque volte più care, ma di un gusto inimitabile. Il «distretto del tessile» di Biella contrasta il «pericolo giallo» con tessuti di altissima qualità, che solo i ricchi possono permettersi. Il «distretto dell'oreficeria», a Vicenza e a Valenza, lavora oro e pietre preziose in modo straordinario: e non sono certo cose per il «Quarto Stato». Dove mettere l'alta moda che, da sola, garantisce una notevole fetta delle esportazioni con confezioni di altissima qualità e, dunque, care se non carissime? E le scarpe? E i cosmetici? E le auto di gran lusso, Ferrari, Maserati, Lamborghini? Persino la nostra agricoltura vive inventandosi «nicchie » privilegiate contro l'invasione dei prodotti alimentari di massa che giungono da America e Asia: delicatesse, spesso, da buongustaio raffinato. L'enologia, poi, deve puntare su vini pregiati e su spumanti ancor più preziosi. Si potrebbe continuare, ricordando per esempio