Inutile insistere sulla crisi della Chiesa come istituzione. È una crisi in atto da molto tempo e che si è cercato invano di nascondere nel secondo dopoguerra, restando legati al mito e rifiutando la realtà. Ora è esplosa in tutta la sua violenza e dovrà continuare: la si vede nel deserto fatto nel cuore dei seminari, nelle lotte intestine, nel disorientamento generale per cui vecchi punti fermi come l'obbedienza, il senso di sacrificio, il rispetto per certe forme tradizionali sono crollati e vengono irrisi. Ma si sbaglierebbe a tradurre questi segni in una condanna generica; la Chiesa (lo ha ricordato benissimo Jemolo) ha passato ben altre tempeste, è stata vittima del mondo, lo ha servito a volte in modi vergognosi: il tempo alla fine le ha sempre restituito il primato dello spirituale.

Qui sta il momento vero della crisi: probabilmente c'è una ragione alla crescente mancanza di vocazioni, c'è una ragione se dai seminari, dalle parrocchie e dai conventi fuggono i ministri stessi della Chiesa, quelli a cui è stato demandato il compito della memoria vitale. C'è infine una ragione maggiore se nelle chiese quasi sempre deserte si svolgono riti a cui nessuno presta più una vera fede e tutto si riduce a un giuoco di convenzioni. La crisi era nata molto prima, esattamente quando l'istituzione aveva sposato le leggi dello Stato, aveva preso il posto delle istituzioni civili. Prima di Paolo VI lo hanno gridato i nostri profeti, i Bernanos e i Mazzolari, ma la loro disperazione animata da una fede incrollabile non veniva presa sul serio, era interpretata come fenomeno letterario.

La crisi ha le sue radici nel lungo e insensibile tradimento consumato per secoli senza saperlo e per avere dimenticato di dare una minima credibilità alla fede che si intendeva esaltare nella più sterile delle ripetizioni. È una crisi d'amore e per anni ci si è illusi di poter comunicare la legge dell'amore che è spietata, piena di sangue e di rabbia ripetendo delle litanie che non avevano più alcun riscontro possibile con la realtà. Quando alla fine il divorzio fra realtà e fede è stato definitivamente convalidato, ecco che è apparsa la crisi in tutta la sua drammaticità. È stato così che i preti hanno misurato fino in fondo il loro tradimento ma chi se ne è andato non ha conosciuto più le lotte e i rimorsi di chi li aveva preceduti sulla strada del disinganno: una volta c'erano delle strutture che tenevano, oggi non ce ne sono più e così si va a cercare la Chiesa fuori dei seminari, delle parrocchie e dei conventi. Che cosa c'è rimasto dentro?

L'unica risposta ci viene dai sociologi e dagli storici: è una risposta fondata sulle statistiche e vale quello che vale. Di nuovo, bisogna cercare che cosa c'è al fondo della crisi. Anche perché