Spidlík, il profondo respiro dell'Oriente

Dal Centro Ezio Aletti, nel cuore di Roma a pochi passi dalla basilica di Santa Maria Maggiore, il cardinale gesuita Tomás Spidlík, che domani, 17 dicembre, compirà 90 anni rilegge il suo Novecento con grande gratitudine per i doni ricevuti. Circondato dalle icone della spiritualità orientale e dai dipinti e mosaici del suo confratello Marko Ivan Rupnik tornano alla mente di questo anziano porporato, nato nel 1919 a Boskovice in Moravia, come in un album dei ricordi, i grandi autori, da Pavel Florenskji all'amato Teofane il Recluso, che hanno costellato la sua vita di intellettuale cattolico più studiato nel mondo ortodosso per la sua conoscenza della spiritualità dell'Oriente cristiano.

L'opera di questo gesuita sembra una lunga citazione (140 libri e più di 600 articoli, tradotti in tutto il mondo...). Ma dietro al cordiale sorriso e alla flemma di questo cardinale si annida la speranza ecumenica di sempre sul futuro del Vecchio Continente: che la Chiesa di Occidente impari, secondo la celebre frase del poeta russo Vjaceslav Ivanov, a «respirare con ambedue i polmoni».

Eminenza, qual è il bilancio dei suoi 90 anni e in sintesi del suo Novecento?

«Guardando indietro, sono stupito dei grandi segni della Provvidenza che mi ha protetto nei difficili periodi del Novecento: la crisi dopo la prima guerra mondiale, l'occupazione nazista, il totalitarismo comunista, la ricerca dell'identità nell'esilio. L'inno nazionale della Cechia comincia con le parole: Dov'è la mia patria? La mia risposta è semplice: sono ciò che sono nato e ringrazio tutti gli altri Paesi, soprattutto l'Italia, che mi hanno aiutato a sviluppare attraverso lo studio e la spiritualità ciò che mi fu impedito nella mia terra natale».

Lei ha conosciuto bene uno dei grandi testimoni del Novecento, Giovanni Paolo II. Qual è il suo ricordo?

«Era un Papa slavo e forse anche per questo ci siamo ben compresi, da subito, riguardo al suo amato aforisma "respirare a due polmoni". In questo spirito ho cercato di predicare gli esercizi spirituali nel 1995 alla Curia romana, dopo i quali è nata l'idea di costruire la cappella Redemptoris Mater che è stata realizzata nel 1999. A mio giudizio con la costruzione di questo luogo di culto dentro il Vaticano e l'enciclica di Giovanni Paolo II Redemptor Hominis e le domande di senso racchiuse in quel testo, come ad esempio la parte dedicata ai diritti dell'uomo, si chiude in un certo senso la parabola del Novecento con le sue tragedie».

Si narra che Karol Wojtyla fosse edificato ma anche divertito dalla sua capacità di predicare