Una Giornata contro l'Impero
«Non è il momento per proporre al governo una Giornata della memoria da tenersi in Italia in ricordo di ben mezzo milione di nostri fratelli africani uccisi per mano italiana durante il periodo coloniale?», scrive da Cremona un lettore di Avvenire, lo studioso Mario Beccari . Nel testo si ricordano il ricorso da parte delle nostre truppe agli inumani campi di concentramento in Cirenaica o il confino alle Tremiti di centinaia di libici. E l'uso dei gas in Etiopia, le stragi di vescovi, monaci, diaconi, semplici fedeli («cristiani, in questo caso cattolici, che danno il martirio ad altri cristiani di diversa denominazione!»), i lanciafiamme e poi l'artiglieria con bombe caricate a iprite per snidare da una immensa caverna, dove si erano rifugiate alcune centinaia di partigiani abissini, ma anche donne e bambini. Tante insomma le operazioni 'criminali' di polizia coloniale in Somalia, in Libia e in Etiopia che per troppi anni sono state ignorate dalla gran parte degli italiani, «brava gente», e che solo studi recenti hanno fatto conoscere. Per il nostro lettore, «la storia bisognerebbe riscriverla con trasparenza e onestà intellettuale mettendo sui libri tutto ciò che ci onora e ciò che ci disonora e non solo ciò che fa piacere al regime di turno». (...) Come ci dice lo storico Bartolo Gariglio dell'Università di Torino, (...) «solleva un problema reale. Fino a che punto questi eccidi sono avvertiti dall'opinione pubblica?».
Il giornalista e storico Angelo Del Boca , il primo che rivelò l'uso criminale dei gas durante la guerra in Etiopia, aveva proposto già nel 2006 una apposita Giornata per i 500.000 africani ammazzati. «Ci sembra che essa abbia un valore non soltanto simbolico - aveva scritto su Nigrizia , il mensile dei comboniani - . Siamo convinti che potrebbe avere riflessi non effimeri su popolazioni che non soltanto lottano contro la povertà e l'Aids, ma cercano disperatamente anche un propria identità». Come le drammatiche e tragiche vicende dell'immigrazione dimostrano con somali, eritrei, etiopi in primo piano. Quattro anni fa l'iniziativa di Del Boca, anche se comunicata all'allora ministro degli Esteri D'Alema, non ebbe alcun esito. Ma il 2 marzo del 2009 è stato ratificato a Sirti in Libia da Berlusconi e da Gheddafi il trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra i due Paesi. In quell'occasione il presidente del Consiglio pronunciava parole esplicite: «Ancora una volta e formalmente accuso il nostro passato di prevaricazione e vi chiedo perdono
«Non è il momento per proporre al governo una Giornata della memoria da tenersi in Italia in ricordo di ben mezzo milione di nostri fratelli africani uccisi per mano italiana durante il periodo coloniale?», scrive da Cremona un lettore di Avvenire, lo studioso Mario Beccari . Nel testo si ricordano il ricorso da parte delle nostre truppe agli inumani campi di concentramento in Cirenaica o il confino alle Tremiti di centinaia di libici. E l'uso dei gas in Etiopia, le stragi di vescovi, monaci, diaconi, semplici fedeli («cristiani, in questo caso cattolici, che danno il martirio ad altri cristiani di diversa denominazione!»), i lanciafiamme e poi l'artiglieria con bombe caricate a iprite per snidare da una immensa caverna, dove si erano rifugiate alcune centinaia di partigiani abissini, ma anche donne e bambini. Tante insomma le operazioni 'criminali' di polizia coloniale in Somalia, in Libia e in Etiopia che per troppi anni sono state ignorate dalla gran parte degli italiani, «brava gente», e che solo studi recenti hanno fatto conoscere. Per il nostro lettore, «la storia bisognerebbe riscriverla con trasparenza e onestà intellettuale mettendo sui libri tutto ciò che ci onora e ciò che ci disonora e non solo ciò che fa piacere al regime di turno». (...) Come ci dice lo storico Bartolo Gariglio dell'Università di Torino, (...) «solleva un problema reale. Fino a che punto questi eccidi sono avvertiti dall'opinione pubblica?».
Il giornalista e storico Angelo Del Boca , il primo che rivelò l'uso criminale dei gas durante la guerra in Etiopia, aveva proposto già nel 2006 una apposita Giornata per i 500.000 africani ammazzati. «Ci sembra che essa abbia un valore non soltanto simbolico - aveva scritto su Nigrizia , il mensile dei comboniani - . Siamo convinti che potrebbe avere riflessi non effimeri su popolazioni che non soltanto lottano contro la povertà e l'Aids, ma cercano disperatamente anche un propria identità». Come le drammatiche e tragiche vicende dell'immigrazione dimostrano con somali, eritrei, etiopi in primo piano. Quattro anni fa l'iniziativa di Del Boca, anche se comunicata all'allora ministro degli Esteri D'Alema, non ebbe alcun esito. Ma il 2 marzo del 2009 è stato ratificato a Sirti in Libia da Berlusconi e da Gheddafi il trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra i due Paesi. In quell'occasione il presidente del Consiglio pronunciava parole esplicite: «Ancora una volta e formalmente accuso il nostro passato di prevaricazione e vi chiedo perdono