Nell'atto di dare vita risplende sempre immediatamente il fondamento: nel generare e nel nutrire, nel far vedere cose belle e nel far ascoltare notizie buone, nella cura e nella guarigione, nella risurrezione e nel perdono. L'evidenza di Dio è nel prendersi cura e nel liberare dal male. Alla persuasività di questa evidenza, che non può essere imposta, ma soltanto accolta, tutto deve essere subordinato. La cura di Dio intende mostrarsi come il senso della Legge, in ogni sua virgola: a costo di relativizzare la Legge. Se l'obbedienza alla Legge è diventata per te - a torto o a ragione - un ostacolo all'accoglimento fiducioso di questa evidenza, ti esorterò a trasgredirla. Prendi il tuo lettuccio e cammina, anche se è sabato. A condizione che tu ti converta? No. Ascolta. Ti sono perdonati i tuoi peccati. Prendi il tuo lettuccio e vai a casa. La verità di Dio che qui si rivela è immodificabile: non è condizionata dalla tua conversione, non è la conseguenza della tua disponibilità, non è il prodotto della tua fede. È la condizione che rende possibile la tua conversione, la tua disponibilità, la tua fede. E' il principio che le sottrae ogni ragione dettata dalla paura, dal ricatto, dalla soggezione. La sua incondizionata trasparenza toglie ogni ragione anche all'incredulità motivata in nome della dignità dell'uomo e della ricerca della sapienza. In se stessa, questa è semplicemente la verità di Dio. Non possono modificarla né le tue imprecazioni né le tue preghiere. Dio non ha soltanto cura: Dio è cura. Gesù mira a restituire all'evidenza originaria di questa verità il suo interlocutore. Poveri, ciechi, zoppi, lebbrosi, adultere e pubblicani, uomini devoti e vedove indifese, teologi saggi e bambini ignari. Nessun gioco già fatto, nessun destino storico, nessuna consacrazione religiosa, devono impedire la percezione di questa evidenza. Il peccato rimane peccato, la devozione rimane devozione: ma tutto ciò che impedisce di affermare la rigorosa univocità della dedizione di Dio deve essere immediatamente censurato come figura contraddittoria del sacro. Ma questa appare anche come la ragione della perplessità. Gesù compie in nome di Dio soltanto gesti della liberazione dal male. Non ci hanno insegnato mai così, rumina la gente. È in pericolo l'immagine stessa della giustizia di Dio, obiettano in cuor loro i custodi della religione. I primi consumano comunque volentieri le vantaggiose risorse messe a disposizione da Gesù e attendono incuriositi gli sviluppi di questo imprevedibile frammento profetico. I secondi elaborano il loro risentimento nei confronti di un oltrepassamento della religione dal quale si sentono colpiti direttamente.

Pierangelo Sequeri, Il timore di Dio, 94