Quando un cane ti taglia la strada. E ti insegna la gratuità.

Un libro di Luisito Bianchi

di Linda Di Ianni

“È un'avventura, certo, la gratuità del ministero, un rischio, un navigare a vista in mare aperto, ma sono convinto che, per un prete, non vi sia gioia più completante la sua umanità che il trasmettere gratuitamente quanto gratuitamente si è ricevuto, un passare da bocca a bocca, da mano a mano, da generazione a generazione, la buona notizia del gratuito”. Può essere questa la chiave con cui leggere il romanzo Quando si pensa con i piedi e un cane ti taglia la strada in cui “l'uomo-prete” Luisito Bianchi ripercorre la storia della sua vita e in particolare il senso profondo del suo essere prete. L'esplicito riferimento che sostiene tutto il romanzo è Matteo 10,8: “Avete ricevuto gratuitamente, gratuitamente date”. E “doreàn”, avverbio greco che si può tradurre in “gratuitamente”, è infatti il nome che l'autore sceglie di dare ad un cane abbandonato che, comparso improvvisamente, per un certo periodo l'accompagna nelle sue camminate. Esercitare il ministero gratuitamente non è per Luisito Bianchi una scelta come un'altra, magari scaturita da un particolare carisma, ma è frutto di una posizione profondamente evangelica e che si radica nell'essenza stessa dell'essere prete: potersi guadagnare da vivere per esercitare gratuitamente il servizio sacerdotale. Da qui scaturisce la scelta di vivere del lavoro delle proprie mani e l'ingresso in una fabbrica, avvenuto il 5 febbraio 1968, scelta che richiama quanto fece Paolo di Tarso che “lavorò sempre per non porre ostacoli alla credibilità dell'evangelo con qualche interesse”. Si comprendono così appieno la delusione di Luisito Bianchi quando, il 25 gennaio 1987, venne istituito l'Istituto per il Sostentamento per il Clero, l'ente attraverso il quale la Chiesa cattolica gestisce i fondi dell'8 per mille. Da allora il ministero del prete, scrive, fu equiparato a quello di un funzionario, sebbene “del sacro”, con tanto di busta paga. “Quel giorno persi ogni ragione di vivere perché la mia Chiesa, il punto costante di riferimento nelle mie scelte allo scopo che fossero non mie ma testimonianza di Chiesa, aveva dichiarato, contro ogni evidenza, ch'io ero andato alla ricerca di qualcosa di inesistente, che la tradizione non esisteva su questo punto, che la parola di gratuità, se mai ce ne fosse stata una, aveva un significato di negazione di se stessa, come io da trent'anni la interpretavo”. Da allora Luisito Bianchi non ha perso occasione per parlare e scrivere della gratuità dell'annuncio evangelico e del suo tradimento, ma “di fronte alla mia Chiesa mi sento solo