Il popolo di Dio con retto giudizio penetra più a fondo nella fede (LG 12)

[Populus Dei ... recto iudicio in eam profundius penetrat]


Nei momenti di maggiore difficoltà della vita della Chiesa, quando emergono in modo particolarmente evidente le sue fragilità e i suoi peccati, si è chiamati a rinnovare la propria fiducia nello Spirito del Signore, che la rende continuamente capace di consentire un'autentica e piena esperienza cristiana a chi è aperto all'azione della grazia: in virtù dell'azione divina, infatti, la Chiesa non perderà mai la sua fede nel Signore, né cesserà di maturarne una comprensione sempre più profonda. Si potrebbe ritenere, tuttavia, che il compito di custodire e di approfondire questa fede nelle comunità cristiane appartenga al solo magistero, cioè all'insegnamento autorevole dei vescovi e in particolare del Papa. In realtà, secondo LG 12 questo compito è di tutti i membri della Chiesa: essi possiedono il senso di fede (sensus fidei), suscitato dallo Spirito Santo, grazie al quale - pur nell'ossequio al magistero, che resta riferimento autorevole - possono accogliere il dono della parola di Dio, penetrare più profondamente nella fede e applicarla più pienamente alla vita.

Dunque davanti alle difficoltà della vita ecclesiale occorre ravvivare la propria fiducia non solamente nei ministri ordinati, come se la custodia e la comprensione della fede dipendesse esclusivamente da loro, ma piuttosto in tutti i membri del popolo di Dio, o meglio in ciò che lo Spirito Santo opera in ciascuno di essi. Anzi, occorrerebbe chiedersi come valorizzare meglio il senso di fede di ciascun battezzato, le cui acquisizioni molto spesso restano relegate all'ambito individuale. Sarebbe quanto mai necessario favorire una migliore condivisione di quanto i credenti comprendono e vivono nell'ambito della fede in modo da arricchire tutta la Chiesa.


don Massimo Nardello

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