Quella donna che riempie le nostre chiese ogni domenica
di Giovanni Nicolini, prete della diocesi di Bologna
Il mio "tesoro nel campo" di questo periodo lo conoscete certamente tutti. O quasi tutti. È quella signora che abbiamo incontrato domenica 21 marzo nelle nostre assemblee domenicali. Il giorno prima ho compiuto settant'anni e lei è stata il regalo bello con il quale il Signore mi ha festeggiato. Ricorderete bene la sua vicenda. Sorpresa in adulterio e portata davanti a Gesù per creargli qualche fastidio con la dirigenza del Tempio. La Legge mosaica stabilisce la lapidazione per casi come questo. Cosa ne pensa il giovane rabbino di Galilea che negli ultimi tempi ha fatto molto parlare di sé? Come se la caverà tra la sua pretesa di essere l'interprete autentico della tradizione e l'ipotesi che quella donna sia condannata? Non risponde e si estrania da tutti mettendosi a scrivere con il dito per terra. Che cosa scrive? Si potrebbe maliziosamente pensare che voleva dare autorevolezza di scrittura a quello che stava per dire: qualcosa che certamente non era nelle Sacre Scritture e che l'Altissimo non si era mai sognato di pretendere. «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Detto così, con una certa solennità, l'impressione è tale, che tutti se ne vanno, a partire dai più vecchi. E così il giovanotto arriva dove suo Padre non si era mai spinto: mai si era pretesa l'innocenza del boia! Ma non basta! Perché a questo punto rimangono soli Lui e la donna. Lui, l'Innocente, che potrebbe avere in mano quel famoso primo sasso contro di lei. «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?» «Nessuno, Signore». E qui appunto il colmo: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più». Come puoi dire questo? Perché non sei coerente con quello che hai preteso dagli altri? Perché non applichi la Legge di Mosè? Ed ecco il tesoro prezioso che sta dentro alla sua rinuncia a dare la morte. È perché le vuole molto bene. Un "bene da morire"! Lei non sarà condannata a morte perché Lui morirà per lei. Lui è venuto non a giudicare ma a salvare. Lei è la prima di tutti quelli che, incontrati da Lui, non saranno buttati fuori o fatti fuori, ma amati e perdonati. Lei è immagine di quella Chiesa che non può condannare nessuno e che nel nome dello Sposo crocifisso annuncia la salvezza alla quale tutti sono chiamati. Ma per essere perdonati non bisogna che prima cambino? No! Se mai, cambieranno perché sono stati amati e perdonati. La Chiesa è santa perché è capace di accogliere e di tenere insieme tutti i suoi figli, che sono tutti peccatori. Qui da noi quella donna peccatrice e benedetta si è portata dietro un sacco di gente. Tutti come me, peccatori incalliti, convinti da lei che prima di noi ha trovato non la condanna ma le nozze nel sangue dello Sposo. La mia chiesa di periferia ne era piena alla Pasqua di quest'anno.
di Giovanni Nicolini, prete della diocesi di Bologna
Il mio "tesoro nel campo" di questo periodo lo conoscete certamente tutti. O quasi tutti. È quella signora che abbiamo incontrato domenica 21 marzo nelle nostre assemblee domenicali. Il giorno prima ho compiuto settant'anni e lei è stata il regalo bello con il quale il Signore mi ha festeggiato. Ricorderete bene la sua vicenda. Sorpresa in adulterio e portata davanti a Gesù per creargli qualche fastidio con la dirigenza del Tempio. La Legge mosaica stabilisce la lapidazione per casi come questo. Cosa ne pensa il giovane rabbino di Galilea che negli ultimi tempi ha fatto molto parlare di sé? Come se la caverà tra la sua pretesa di essere l'interprete autentico della tradizione e l'ipotesi che quella donna sia condannata? Non risponde e si estrania da tutti mettendosi a scrivere con il dito per terra. Che cosa scrive? Si potrebbe maliziosamente pensare che voleva dare autorevolezza di scrittura a quello che stava per dire: qualcosa che certamente non era nelle Sacre Scritture e che l'Altissimo non si era mai sognato di pretendere. «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Detto così, con una certa solennità, l'impressione è tale, che tutti se ne vanno, a partire dai più vecchi. E così il giovanotto arriva dove suo Padre non si era mai spinto: mai si era pretesa l'innocenza del boia! Ma non basta! Perché a questo punto rimangono soli Lui e la donna. Lui, l'Innocente, che potrebbe avere in mano quel famoso primo sasso contro di lei. «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?» «Nessuno, Signore». E qui appunto il colmo: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più». Come puoi dire questo? Perché non sei coerente con quello che hai preteso dagli altri? Perché non applichi la Legge di Mosè? Ed ecco il tesoro prezioso che sta dentro alla sua rinuncia a dare la morte. È perché le vuole molto bene. Un "bene da morire"! Lei non sarà condannata a morte perché Lui morirà per lei. Lui è venuto non a giudicare ma a salvare. Lei è la prima di tutti quelli che, incontrati da Lui, non saranno buttati fuori o fatti fuori, ma amati e perdonati. Lei è immagine di quella Chiesa che non può condannare nessuno e che nel nome dello Sposo crocifisso annuncia la salvezza alla quale tutti sono chiamati. Ma per essere perdonati non bisogna che prima cambino? No! Se mai, cambieranno perché sono stati amati e perdonati. La Chiesa è santa perché è capace di accogliere e di tenere insieme tutti i suoi figli, che sono tutti peccatori. Qui da noi quella donna peccatrice e benedetta si è portata dietro un sacco di gente. Tutti come me, peccatori incalliti, convinti da lei che prima di noi ha trovato non la condanna ma le nozze nel sangue dello Sposo. La mia chiesa di periferia ne era piena alla Pasqua di quest'anno.
in “Jesus” n. 5 del maggio 2010