Se il corpo (come sottolinea la concezione biblica) è il crocevia delle relazioni del singolo con gli altri, con la società, con il creato e con Dio stesso, ciò ha una ricaduta precisa sull'esistenza di ciascun uomo: dovremmo cioè ricordare che noi siamo anche la storia del nostro corpo, a partire dalla sua origine, la condizione fetale. La nostra storia personale non data semplicemente dal giorno in cui siamo "venuti alla luce", in cui siamo stati partoriti, ma risale al concepimento e ai mesi di vita intrauterina! Il corpo è portatore di una sua memoria profonda: esso conserva tracce invisibili ma realissime di ciò che l'uomo ha vissuto, provato e sofferto. Questa memoria viene fatta emergere e "portata in superficie" dalle esperienze che ciascuno vive: il corpo, infatti, è il libro del tempo, il libro su cui restano registrate emozioni, sofferenze ed esperienze di un passato che non è dietro a noi, ma dentro di noi; le posture del nostro corpo non sono innocenti, ma sono il frutto di una storia, sono rivelazione ed eloquenza. Il nostro corpo porta inscritta in sé la memoria della nostra origine, del grembo da cui proveniamo. Posture e gestualità del nostro corpo, il modo con cui lo trasciniamo o lo portiamo ben eretto, il nostro essere incurvati o ciondolanti, il modo di camminare, le rigidità, sono un linguaggio che riflette il nostro psichismo e i nostri vissuti e che attende interpretazione. Il corpo parla, e parla un linguaggio che anticipa e trascende l'espressione verbale. Merleau-Ponty sostiene che noi impariamo la nostra lingua materna attraverso il corpo, non mentalmente, e Nietzsche giunge ad affermare: "Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza".
E dunque essenziale ascoltare il proprio corpo. La vigilanza e la preghiera trovano qui il loro umanissimo fondamento (che certo non può esaurirle, ma che pure è essenziale): ascoltare il proprio corpo consente di decifrare anche il corpo dell'altro, o quantomeno di porsi in una condizione in cui si può entrare in comunione con la storia dell'altro, che sempre affiora nel suo corpo.
E dunque essenziale ascoltare il proprio corpo. La vigilanza e la preghiera trovano qui il loro umanissimo fondamento (che certo non può esaurirle, ma che pure è essenziale): ascoltare il proprio corpo consente di decifrare anche il corpo dell'altro, o quantomeno di porsi in una condizione in cui si può entrare in comunione con la storia dell'altro, che sempre affiora nel suo corpo.
Luciano Manicardi, Il corpo, 21-22