La nuova Chiesa? È del Terzo Mondo

di Giacomo Galeazzi

Il Sacro Collegio modello Onu. Per il quinto anniversario di pontificato, Benedetto XVI ha indicato l'esigenza di «un collegio cardinalizio che potrebbe essere chiamato in termini orientali quasi il sinodo del Papa, la sua compagnia permanente che lo aiuti, l'accompagni, lo affianchi nel suo lavoro». Per adeguarsi all'epoca «global», quindi il «senato di Sua Santità» avrà più volti stranieri a scapito dell'antica prassi di conferire automaticamente la porpora al primo concistoro utile ai titolari delle diocesi italiane tradizionalmente cardinalizie come Torino e Firenze. «Questo riconoscimento non è più scontato al cento per cento - sottolineano nei Sacri Palazzi -. La geopolitica della Chiesa è in continua evoluzione e un secolo fa la porpora era «dovuta» per diocesi italiane che non sono più cardinalizie come Imola, Perugia, Ravenna, Benevento, Viterbo». Per il pontificato globalizzato di Benedetto XVI il Sacro Collegio deve garantire maggiore rappresentanza alle Chiese emergenti del Terzo Mondo, mentre è ancora troppo sbilanciato sull'Italia e per adeguarlo ai tempi vanno messi in discussione consolidati automatismi. L'estensione culturale e geografica della Chiesa universale (che oggi conta 4500 vescovi) non consente più raffiche di neo-cardinali italiani. Per fare in modo che il Sacro Collegio sia una fotografia più fedele del XXI secolo ci sono due strade: internazionalizzare la Curia diminuendo gli italiani nei ruoli cardinalizi e ridurre in Italia le sedi i cui titolari ricevono subito la porpora. (...). Benedetto XVI non vuole che si spenga la fiamma della fede cristiana in Europa, ma ci tiene ad accentuare l'universalità della Chiesa, a valorizzare le Chiese emergenti dell'Africa, dell'Asia, dell'America Latina e a non dare un'impostazione incentrata esclusivamente sull'Occidente». Insomma, le cattedre «storiche» non garantiranno più automaticamente la berretta cardinalizia (...) Ora, in pratica, l'unico scranno che assicura «ipso facto» il cardinalato è quello occupato dai prefetti delle congregazioni». Ossia, dai «ministri di serie A» della Santa Sede. Le creazioni cardinalizie stanno diventando di «totale discrezione del Pontefice», contrariamente alla prassi invalsa nei secoli in virtù della quale hanno subito ricevuto la porpora al primo concistoro utile tutti i titolari delle sedi cardinalizie italiane. Molti paesi del Terzo Mondo rappresentano ormai il «granaio» della Chiesa mondiale per vocazioni e numero fedeli, ma la loro forza d'urto si ferma alle porte del Sacro Collegio. Anche qui, come nella lotta agli abusi, Benedetto XVI intende voltare pagina. (...) Nelle diverse zone del pianeta e nelle varie correnti ecclesiastiche, gli aspiranti cardinali sono molti, perciò alcuni resteranno al palo per non sbilanciare troppo la mappa delle gerarchie ecclesiastiche da cui uscirà la Chiesa di domani. Il Pontefice deciderà probabilmente di derogare al tetto massimo stabilito dalle norme vigenti di 120 cardinali elettori.


in “La Stampa” dell'8 maggio 2010