6/5/2010

I Mondiali e la "tratta": no delle chiese. La prostituzione in Sud Africa durante i prossimi mondiali.

di Marco Tosatti

Le esperienze dimostrano che ogni grande evento sportivo, attirando numerosi turisti, si traduce in un aumento della domanda di prestazioni sessuali. Per i Mondiali di Calcio 2010 (11 giugno - 11 luglio 2010), si prevede che saranno centinaia di migliaia i tifosi di calcio che arriveranno in Sud Africa: le organizzazioni a tutela dei bambini e dei diritti umani hanno avvertito che la situazione potrebbe peggiorare con il contrabbando di adulti e bambini che dall'Asia, dall'Europa orientale e da altre parti dell'Africa giungeranno nel Paese per alimentare l'industria del sesso. In questa occasione, la Chiesa cattolica si prepara a ospitare le squadre e i visitatori, naturalmente, ma implementa anche varie iniziative per combattere il rischio di sfruttamento (vedi il sito Churchontheball.com). Il Cardinale Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, spiega le attività che la Chiesa mette in campo in favore dei diritti umani, sostenendo che l'iniziativa di una più ampia distribuzione di preservativi non può funzionare nell'arginare la diffusione dell'HIV: «E' come dire che l'unico modo per curare l'alcolismo è quello di dare bevande gratuite a tutti gli alcolisti». Eminenza, qual è il suo parere sul rischio che in occasione della Coppa del Mondo possa aumentare la prostituzione minorile? Card. Napier: Esistono dei segnali che dimostrerebbero come i cartelli e le mafie dedite alla tratta degli esseri umani si sono già messi in azione. Così come crescenti sono anche le segnalazioni di bambini scomparsi e i casi di ragazzini e giovani adulti che restano intrappolati in opportunità lavorative "troppo belle per potervi resistere". Ci sono attività specifiche che la Chiesa vorrebbe promuovere per questo evento? Card. Napier: Stiamo facendo molto per sensibilizzare le persone, utilizzando