Sinodo 47°della Diocesi di Milano - 1995

132. Comunione e corresponsabilità nella Chiesa di oggi

§ 1. La Chiesa, in quanto «è in Cristo come sacramento, cioè segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano»[1], è realtà di comunione. Ciò caratterizza essenzialmente la vita e missione del popolo di Dio nel suo insieme, ma anche la condizione e l'azione di ciascun fedele.

§ 2. La Chiesa è popolo di Dio in cui tutti i fedeli, in virtù del battesimo, hanno la stessa uguaglianza nella dignità e nell'agire, partecipando all'edificazione del Corpo di Cristo secondo la condizione e i compiti di ciascuno. Esiste, quindi, una reale corresponsabilità di tutti i fedeli nella vita e nella missione della Chiesa, perché ognuno partecipa nel modo che gli è proprio dell'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo.

§ 3. Il fatto che la Chiesa sia popolo di Dio, chiamato a essere realtà di comunione, in cui ogni battezzato è corresponsabile, comporta alcune conseguenze che meritano di essere sottolineate per il momento attuale della vita della Chiesa:

- ogni realtà in cui il popolo di Dio si articola e ogni struttura che in esso è presente si devono caratterizzare per essere realtà di comunione e luoghi per l'esercizio della corresponsabilità dei battezzati;

- ogni fedele deve sentirsi parte del popolo di Dio e chiamato a collaborare, secondo la propria vocazione, alla vita e alla missione della Chiesa in comunione con tutti gli altri fedeli e a servizio della stessa comunione;

- il ministero della presidenza presente nella Chiesa, si deve qualificare, in particolare, come servizio per la comunione tra tutti i fedeli e come impegno a rendere consapevole ogni battezzato della sua chiamata a un'effettiva corresponsabilità nella vita e nella missione del popolo di Dio;

- all'edificazione della Chiesa, anche nella cooperazione alle funzioni che ne costituiscono il governo, devono essere chiamati a partecipare tutti i fedeli, ciascuno secondo la propria vocazione e nelle forme precisate dalla disciplina ecclesiale.



Questo scritto ufficiale ed autorevole, porta bene i suoi quindici anni.

Eppure esistono ancora ministri ordinati della Chiesa (diaconi, preti, vescovi), che considerano i laici come degli "aiutanti" della gerarchia, dei "subordinati", delle esistenze a cui semmai concedere "spazi"... se proprio non se ne può fare a meno! Non temo smentite: gli esempi sono talmente tanti, disparati, evidenti.

Direbbe l'italiano forbito: "Non è chi non veda". E il popolo cristiano vede, vede bene... e spesso si indigna, si demoralizza, si abbatte, se ne va. Oppure sente la tentazione di non dare più credito alle parole autorevoli di posizioni sagge (come quelle del Sinodo appena citate), a causa di atteggiamenti superficiali e irresponsabili di non pochi ministri ordinati.

Con tristezza e tanta voglia di cambiare questa situazione!


don Chisciotte