Due religioni: l'Inter e la Sindone, ma le folle dei devoti sanno pensare?

di Enrico Peyretti

Sì, sabato sera ho visto la partita. Non me ne vergogno. Una o due volte l'anno guardo una partita di calcio che promette bel gioco. Per il resto, ho sempre cose più interessanti da fare. Poi, non so usare bene la tv, diventata più difficile col decoder. Ma non mi intendo affatto di tecniche, non conosco alcun nome di calciatori, non tifo per nessuna squadra, semmai contro la favorita. Sono rimasto ai termini tecnici di quando giocavo in pineta (due pini servivano da pali), prima di fare i compiti, durante il ginnasio, oltre 50 anni fa: portiere, terzini, mediani, centravanti, ali e mezze ali. Io facevo il centravanti, non male. Mai visti gli scarpini, si giocava con quel che avevi ai piedi, e senza arbitro, ci si regolava da soli, non c'erano scontri, solo qualche discussione. Il pallone di cuoio era il massimo dell'evoluzione. Ma si usava l'inglese (nel calcio) anche allora: offse (off-side), goal, e qualcos'altro. Ora lo guardo in tv, da solo. Mi fa pena l'intruppamento viscerale di enormi masse umane, trasformate in mandrie compattamente deliranti, ognuno un atomo in un amalgama, fuori di sé. La chiamano festa. Domenica